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Narrativa

Una lettera d’inverno

Mia cara,

Ormai continuo a scriverti senza un perché. Da quando te ne sei andata non c’è giorno su questa terra che passi velocemente. Il tempo sembra essersi fermato tanto da poterlo toccare con le dita: immagino ancora di poter sfiorare i tuoi capelli mentre le tue guance si preparano a regalarmi uno dei tuoi bellissimi sorrisi. So di averti mentito, avevo promesso di dimenticarti e di essere felice proprio mentre mi guardavi piangendo. Non dovrei essere sorpreso, entrambi sapevamo che questo momento sarebbe arrivato prima o poi… Ricordo ancora quell’ultima lacrima che ti asciugai sul viso. Hai avuto la forza di sorridermi anche quella volta, sei sempre stata tu la più forte fra noi due ed era molto tempo che non mi ritrovavo a piangere per qualcuno… Farlo per te è stato come piangere per la prima volta. Scusa se ti ho salutato con una maschera e fingendo una forza che non era la mia, l’avrai certamente capito, ma non avevo la forza di lasciarti se non col regalo più bello che tu mi abbia mai dato: un sorriso. Ora il tuo ricordo si aggira nella mia mente come uno spettro e per quanto tenti di fermarlo, per poterti vedere ancora una volta, continua a sfuggirmi facendomi naufragare nei ricordi. Adesso è lui a capo della tempesta che anima questo mare, facendolo sfogare nel pianto per poi ridarlo alla corrente che lo appiattisce…”

<< Maledizione… >>
Fu questa l’unica cosa che disse quando l’onda che sobbalzò lo scafo della nave gli fece disegnare sulla pergamena una grossa linea diagonale molto simile a quelle che aveva già fatto precedentemente. Non stava scrivendo di getto: sul pavimento della sua cabina si trovavano numerosi fogli accartocciati… Tutti con lo stesso segno in diagonale come a significare che quelle copie non erano buone. Purtroppo in realtà quella l’era eccome dato che aveva esaurito tutti i fogli su cui scrivere.
Non aveva mai avuto una bellissima calligrafia, lo riconosceva e rammaricato dal segnaccio sulla lettera decise di posarla sulla scrivania e di uscire a prendere un po’ d’aria e guardare il mare. La camera si mostrava molto piccola quindi bastarono poco più d’un paio di passi per uscire. Proprio sull’uscio realizzò che non aveva avuto la forza di accartocciare anche quell’ultimo foglio… Senza voltarsi, uscì.
Si ritrovò nel corridoio della nave proprio sotto il ponte principale. Pochi erano i marinai che si erano messi a dormire nelle proprie camere e ancor più meno i viaggiatori che erano riusciti a prendere sonno col mare in burrasca. Salì alcuni gradini ed aprì la botola che gl’impediva di vedere il cielo. Uscì. Il ponte era completamente vuoto e buio. L’aspetto quasi spettrale del luogo avrebbe dovuto convincerlo a rientrare ma non fu così. Si avvicinò al lato della nave e si mise a fissare il mare.

Da lassù le onde sembravano alte ed impetuose: gli ricordavano il suo carattere d’un tempo. In realtà ricordavano ancor più i capelli di lei, una volta lunghi e mossi. I ricordi cominciarono a tornare a galla come la bianca schiuma delle onde: anche lei un tempo era stata come un’onda, capace d’influenzare il suo passo e di cambiare la sua rotta fino a farlo perdere nell’oceano. L’amore è anche questo si diceva, ma ormai era naufragato, anzi … Stava affondando e sapeva di non poter far nulla per cambiare le cose.
Lo stomaco gli faceva male, ci stava facendo l’abitudine e rigettare non gli avrebbe reso le cose più semplici, il suo non era mal di mare.
Anche notte fu severa con lui, il buio gl’impediva di vedere l’orizzonte. Alzo lo sguardo e non si meravigliò. Tutta la sua vita gli stava sembrando un brancolare nel buio: un tempo aveva sogni, desideri e persino paure. Ora gli sembrava tutto fermo. Si sentiva come una roccia, senza emozioni: scriveva la storia del libro della sua vita di getto, senza pensarci, vivendo alla giornata, ma fino a quando?… non lo sapeva neanche lui:
<<La prima volta è dura per tutti>> disse qualcuno li vicino. Si girò. La figura era alta, un po’ grassetta e ben vestita. Con l’avvicinarsi, notò sul suo viso diverse rughe e la presenza di una barba poco lunga che mostrava la sua avanzata età. Quasi come un vecchio saggio l’uomo continuò:
<<Purtroppo sono cose che capitano, ma insomma … La vita continua no?>> disse ridendo e dandogli una pacca sulla spalla come un vecchio amico. Non poté far a meno di contraccambiare il sorriso e continuò:
<<A volte mi stupisco di quanto possa essere difficile>>
<<Lasci stare, certe cose capitano e basta non possiamo ne prevederle, ne farci nulla. Arrabbiarsi col mondo non la farà star mica meglio e poi mi sembra uno che sa il fatto suo, stare in questo stato di certo non la rende meno interessante>>
<<Lei dice?>>
<<Bè la prima volta è la più dura di tutti, poi s’impara a farci l’abitudine, prima ci si riesce e meglio è secondo il mio modesto parere!>>
<<Ma non è la mia prima volta questa>> disse, ma l’anziano lo interruppe:
<<Che sia la prima o no, non ha importanza>>
Il suo sguardo tornò all’orizzonte invisibile. Poi continuò:
<<Forse ha ragione>>
<<Ma certo, sa quante volte è capitato a me? Che rimanga fra noi a volte ci cado ancora, ma cosa vuole sarà l’età o non so cosa ma non è comunque un problema. Poi però non bisogna farsi bloccare … L’errore è li, fermare tutto il proprio mondo … La soluzione non è quella, così ci si fa solo del male. Oh suvvia adesso non facciamo diventare questo problema un qualcosa d’ irrisolvibile, scenda sotto e si metta a dormire, disturbi qualche fanciulla o faccia una visita al medico di bordo, saprà dargli qualcosa per calmarsi. Mi creda dormirci su è sempre una gran cosa, il corpo si rilassa ed anche la mente. Vedrà come starà meglio quando si sveglierà che saremo già arrivati! Si farà una gran risata nel scoprire quanto sia semplice superare certi problemi! Non ci pensi, faccia come dico e vedrà che passerà in un baleno questo suo mal di stomaco>> disse l’anziano indicandogli la mano sul petto.
<<Si… Mal di stomaco…>> ripeté guardandolo:
<<Grazie>> disse e fece ritorno in cabina.

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