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Narrativa

Una giornata qualunque

Oggi è la prima giornata dell’anno, cominciamo bene. In tenuta da pantofolaia, sorseggio una calda cioccolata mentre rovisto tra le rovine della mia libreria personale alla ricerca di qualche titolo che possa tenermi compagnia in questo uggioso pomeriggio di gennaio. Non trovo nulla di interessante che catturi la mia attenzione. Ripeto, cominciamo bene. Potrei  decidere di prendere una boccata d’aria fresca, fin troppo fresca, tra le strade affollate del centro città. Certo, se la mia struttura di personalità non mi impedisse di essere così irrimediabilmente misantropa , sarebbe un’idea geniale per ingannare il tempo. Stabilisco quindi di oziare alla maniera latina,e  anche se un po’ controvoglia, mi impongo la lettura di ‘Madame Bovary’… lo odio. Forse un po’ di avventura movimenterebbe anche la mia voglia di leggere, e quindi adesso tocca al Trono di spade … che conosco a memoria, neanche lo avessi scritto di mio pugno! I miei neuroni innervositi mi suggeriscono che è meglio abbandonare  l’otium e optare per qualche attività ‘sociale’; beh, se lo dicono loro … ‘ Un caffè ed una sigaretta in compagnia sono proprio quello che ti ci vuole Sara! Non puoi stare relegata  nella tua stanza tutto quel tempo ad attendere che la vita ti scorra davanti passiva!’. Ok, d’accordo, hanno vinto loro. La mia rubrica telefonica è spoglia come un vecchio albero in autunno  ed in questo momento ho lo status emotivo di un salice piangente perché mi trovo ad elemosinare il tempo di qualcun altro per fingere che anch’io sono un ‘animale sociale’ ( se fossi vissuta all’epoca di Aristotele sono sicura che mi avrebbe etichettata con il solo appellativo di animale, nudo e crudo). L’infausto momento è giunto e mi trovo faccia a faccia con il demonio del nostro millennio: a volte mi chiedo come la gente possa essere così cieca da abusare di uno strumento così freddo e inanimato, insomma … è pur sempre un telefono! Comunque, lungi da me disquisire su un oggetto tanto insignificante quanto sopravvalutato ( queste poche righe sono anche troppe per la considerazione che ricopre nei miei interessi!); diamo un’occhiata ai miei contatti: Alessia … la tipa che mi snobbava durante l’università ( perché ho ancora il suo numero? Ah, forse perché nelle mie vene scorre sangue masochista, non potrebbe esserci altra spiegazione!)… Barbara ( che nome azzeccato!!! Il problema è che, balbettando balbettando, per me biascicava solo insulti … che sia affetta da Tourette? Ne dubito, non per forza deve esserci una classificazione diagnostica per giustificare la cattiveria)… Claudio (il collega secchione, plurilaureato e perfetto ragazzo della porta accanto, il fidanzato che ogni madre desidererebbe per la propria figlia … perché vorrebbe uscire con una nerd come me?)… Chiara ( non posso elargire parole di giubilo in questo caso, perché forse è l’unica persona sul globo terrestre che tollera il mio sarcasmo e il mio pessimismo), Massimo ( il mio ex opprimente che mi controllava dalla fessura della porta anche quando correvo in bagno perché pensava tramassi per ordire un tradimento nei suoi confronti. C’è un motivo per cui è un mio ex! Perché gli uomini sono così ossessivi e stupidi? Non credo esista l’eccezione, o almeno io non ho mai incontrato questo raro esemplare, quindi non mi è dato sapere). Non ho voglia di scorrere la rubrica fino alla fine, ho deciso di chiamare Chiara.

– ‘Pronto, Chiara? Sono io, Sara, come va? ‘

– ‘ Ciao’ dice lei, e avverto il freddo attraverso gli auricolari.

– ‘ Qualc … qualcosa non va?’

– ‘ No, anzi … calzi proprio a pennello!’

– ‘ Cosa intendi dire? ‘

– ‘ Intendo dire che aspettavo la tua chiamata, e da molto. Pensavo che non avresti mai trovato le palle per affrontare la situazione, e invece l’hai fatto. Non so se tu sia ingenua oppure stupida, ma ciò che hai fatto non può essere perdonato!’

– ‘ Scusami, io non capisco … ’

– ‘ Capirai, capirai presto. Vediamoci al bar del centro, fra mezz’ora. ‘

Riattacca.

Fantastico. In che guaio mi sono andata a cacciare questa volta? Volevo trascorrere un pomeriggio alternativo e invece vengo accusata di essere senza palle per qualcosa che,francamente, non credo di aver commesso! Certo ho un’inclinazione straordinaria a captare guai, oppure sono i guai che mi sono tanto affezionati da non volermi lasciare in pace. In ogni caso adesso ho un problema, che cazzo faccio? Analizziamo i fatti: Chiamo Chiara, ma lei mi attacca in quinta senza attendere una mia risposta e dando per scontato il fattaccio, che io sostengo non aver commesso; l’esordio preannuncia un epilogo altrettanto infelice, ho scorto troppo rancore nel suo tono. Le cose sono due: o è uscita di senno, come le sibille in preda ad un’estasi prima di ottenere il responso divino, oppure è pazza, e cosa potrebbe mai rappresentare una persona in uno stato mentale confuso, se non un tentativo di richiamare l’attenzione? ( adoro le mie elucubrazioni mentali, sia in un’ipotesi che in un’altra, ho sempre ragione io!).

Una volta appurata la non pericolosità della situazione, mi preparo molto lentamente, come di mio consueto … la calma è la virtù dei forti! Indosso un paio di jeans, un anonimo maglione di altrettanto anonimo colore, e poi stivali, cappotto, guanti, sciarpa, cappello e soffro perché la mia testolina è troppo piccola per indossare anche il paraorecchie ( l’utilissimo strumento che mi tiene al riparo dalle cazzate che mi tocca dover sentire in giro per le strade, non sono mica come i comuni mortali che se ne servono per ripararsi dal freddo, eh!), e mi accingo ad uscire.

~The other side of the moon~ Il rifugio-parte5

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Omicidi in si minore – Incipit

Davide Bottiglieri

Una Danza Nella Notte

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