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Narrativa

~The other side of the moon~ Rugiada-parte4

 

Hermes era alla finestra quando la carrozza arrestò la sua corsa accanto alle siepi.

Luna scese per ultima avvolta in un abito azzurro carta da zucchero, i capelli costretti in uno chignon.

Il giovane pittore divenne subito nervoso.

Quel momento tanto atteso era arrivato.

Era ora di agire.

 

Due ore dopo, quando Hermes raggiunse la tavola, Luna si voltò e gli regalò uno splendido sorriso

In risposta Hermes fece un inchino.

Nicholas, più velenoso di una serpe, intervenne

《Ora puoi accomodarti》

Hermes annuì e con un sorriso prese posto 《Buona sera a tutti》

Luna rideva sotto i baffi. Accanto a lei Sir Nicholas Linfimers tramava un piano per liberarsi del ribelle Hermes.

Ma durante la cena si comportò alla perfezione facendo ridere tutti alle sue battute e, sopratutto, facendo sorridere la sua futura moglie.

Luna trovava irresistibile la luce in fondo ai suoi occhi, i suoi capelli in disordine e le sue parole in francese

Avrebbe dato di tutto per essere notata da lui. Ma Hermes l’aveva notata, eccome!  Aveva atteso il suo ritorno dal giorno della festa. Impaziente e follemente dolorante d’amore.

La cena si concluse con l’ultima portata:

un dolce da cucchiaio al caffè.

Tutti sembravano molto stanchi tranne Hermes che era riuscito a

scambiare qualche parola con Luna durante la breve assenza di Nicholas

《Dipingo la notte nel giardino di casa》sospirò, sperando di non essere inopportuno 《La natura mi parla e io dipingo il suo racconto millenario.

È obbligo, appuntamento quotidiano come la mia parte nascosta, forse la più vera. Ma sai, la verità a volte indossa il vestito buono mascherando la sua vera identità di figlia della terra, dei germogli in primavera, dei raggi di Maggio. Tutto ciò che abbiamo è molto più di ciò di cui abbiamo bisogno.

ma siamo degli instancabili cercatori di supreme chimere 》 le disse con un sorriso stanco.

Luna annuì 《So di cosa parli》

Gli disse in tono confidenziale prima che Nicholas tornasse in compagnia di una bottiglia di champagne.

Lanciò uno sguardo indagatore ai due ragazzi ed inaugurò il brindisi

《Alla nostra cara amicizia con la famiglia Duchess》

Proclamò con un ampio sorriso.

I genitori di Luna osservavano compiaciuti il giovane e promettente Nicholas.

L’uomo perfetto per la loro unica figlia, di buona famiglia e di bell’aspetto.

Già immaginavano il matrimonio.

Il giovane pittore, seduto a capotavola con le mani in tasca e lo sguardo basso, si sentiva fuori posto come ogni volta che la sua famiglia ospitava qualcuno.

《Cerca di contenerti》 gli intimavano prima di obbligarlo a pettinarsi ordinatamente, a essere chi non era;

Hermes sognava di girare le grandi città d’arte, di esporre le sue opere, di trovare qualcuno che colmasse il vuoto

delle sue tele vuote.

Alla sua arte mancava una dose di sentimento in più.

Avrebbe dovuto sperimentare qualcosa di nuovo, di veramente pieno.

Era come avere tanto spazio ed utilizzarne solo una parte, come avere un oceano e scegliere una vasca da bagno.

Come accontentarsi delle briciole.

 

 

 

La notte arrivò e un velo nero si stese sulla campagna dormiente.

La lampada ad olio di Hermes tremolava a causa del vento.

Con la tela sotto braccio, percorreva il terreno irregolare con l’agilità di un gatto. Raggiunse la quercia dove era solito dipingere e si posizionò.

Il dolce riverbero della vecchia lampada spaventò una farfallina notturna che raggiunse l’altezza delle stelle.

L’erba era umida e la sensazione del vento tra i capelli, rendeva intimo l’incontro tra il pittore e la natura.

Sulla tavolozza solo verde.

Quella giornata era stata verde;

Le altre tempere a riposo nel vecchio armadietto del bisnonno.

Iniziò a dipingere dopo aver ringraziato con un sorriso la madre natura.

Sotto le sue dita, la creazione prendeva vita.

Una grande foglia avvolgeva la follia di due amanti.

Protetti. Lontani dai progetti pensati per loro.

Per la prima volta dipinse sé stesso.

 

IL PREZZO DEL DESTINO

Sonia Quaranta

L’incontro (da “Tu, nel mio destino”)

Simone Leoni

Quel maledetto giovedì pomeriggio.

Maya Tani
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