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Narrativa

~The other side of the moon~ Come il cristallo-parte9

《Hai ragione》 disse alla fine guidandola verso la porta. 《Ora scappo》 Hermes la strinse forte a sé e la baciò un’altra volta 《Ci vediamo a cena》 La ragazza uscì dalla stanza e attraversò il corridoio deserto di fretta. Quando si rifugiò tra le mura rosa della sua stanza, tutto taceva: I cacciatori non avevano ancora fatto ritorno e le signore , probabilmente, si trovavano ancora in biblioteca. La ragazza allo specchio era spettinata, aveva un enorme sorriso stampato in faccia e le gote rosse. Sentiva ancora il cuore battere molto forte. Rise del suo riflesso, della situazione, del suo coraggio. Sospirò ricordando le labbra di Hermes, le sue mani sulla schiena, le loro risate. Il suo cuore era talmente pieno che rischiava quasi di traboccare. E doveva mantenere il segreto, nei limiti del possibile. La cena fu servita prima del solito. Nicholas, ancora i tenuta da caccia, di vantava dei risultati della giornata 《E dire che ce l’avevo in pugno come tutti gli altri》disse mentre si versava del vino 《C’ero quasi》 《Oh caro ragazzo》intervenne il signor Duchess in tono consolatorio《devi solo prenderci la mano》 Hermes, scompostamente seduto a tavola, rideva sotto I baffi. Luna, accanto a Nicholas, sorrideva e ascoltava i suoi racconti di caccia. Aveva un bellissimo viso e un tono di voce travolgente. Ragazzo di buona famiglia, ben educato. Perfetto. Perfetto da sembrare finto. Hermes, invece, aveva un’aria esotica e il verde dei suoi occhi catturava chiunque. Era il fascino dell’imperfezione. Era wiccan come lei. 《Nicholas, aver fatto fuori cinque lepri mi sembra sufficiente》intervenne Hermes 《Insomma, credo che siano abbastanza per oggi》 Nicholas si voltò molto lentamente. 《Da quando è affar tuo la caccia?》 Gli chiese incrociando le braccia. Hermes indicò la tavola imbandita di carni 《Da quando cerchi di apparire in ogni modo. La caccia è andata bene. Sei un ottimo tiratore e possiedi cani da dall’olfatto formidabile. Lo sappiamo e continui a ripeterlo. Sarebbe bello trattare anche altri argomenti》Fece per alzarsi ma la zia lo invitò a riprendere posto 《Hermes non è necessario abbandonare la tavola. I grandi uomini discutono ma non abbandonano mai la tavola prima degli altri》 Hermes con un cenno del capo acconsentì 《Come desiderate Zia》 Nicholas cercava di mascherare la rabbia, di apparire calmo, maturo ed educato. Ma il sorrisetto sul volto del cugino era insopportabile. Luna, ammutolita da quella sfida improvvisa, cercava lo sguardo di Hermes Lo trovava come sempre. 《Beh Hermes》disse all’improvviso Nicholas 《Di cosa vorresti parlare?》 Un sorriso maligno si impadronì del suo viso. 《Caro cugino avrei argomenti a sufficienza da riempire una biblioteca》 di schiari la gola e afferrò un calice ancora vuoto. Lo osservava sotto la luce delle candele della sala.《Potrei persino spiegarti qual è l’origine di questo calice. Il mio amico Arnaldo, veneziano doc ed originario di murano, mi ha spiegato tutto》posò il calice e incrocio le mani. Nicholas, bicchiere in mano e rabbia nel petto, esplose. E fu come se una casa di ghiaccio da sempre in piedi nonostante la forza del fuoco,quel giorno, si fosse abbandonata alle fiamme. Scattò in piedi 《Tu, incredibile fannullone sognatore. Sei indisponente, maleducato. Smettila di seminare mine sul mio cammino. Si può sapere che diavolo ti ho fatto Hermes Linfimers? eh?》il suo pugno sul tavolo fece sussultare gli invitati 《Io non so cosa fare con te》 Hermes di tutta risposta si alzò e trascinò il cugino fuori dalla sala. Scansò un pugno e riuscì a trovare un luogo più adatto alle loro divergenze 《Nicholas, senti》disse con molta calma 《Continui a vantarti e a mettermi in ridicolo. Io non ho una laurea, questo è vero, ma ho comunque un obiettivo, un sogno. Le tue cattiverie mi massacrano》 Nicholas lo osservava in silenzio. Era tornato in sé. 《Vale lo stesso per me. Io mi accorgo che sei una vera minaccia Hermes. Una dannata minaccia. Sei troppo… tu. Io sono troppo… quello che i miei genitori desiderano》 Le parole di Nicholas fecero sentire ad Hermes una stretta allo stomaco. Si sentì improvvisamente in colpa. Nicholas gli apparve come una farfalla chiusa in un barattolo: agitava le sue bellissime ali ma non poteva volare via. Infinitamente triste, il cugino gli voltò le spalle e tornò in sala da pranzo. Tutte le teste si alzarono in sincronia e, quando anche Hermes riprese posto, tutti ripresero a mangiare in silenzio. Luna aveva uno sguardo profondamente triste e lanciava occhiate interrogatorie ad entrambi. Sguardi inquieti che si persero nel vuoto del silenzio.

Il conto delle minne – di Giuseppina Torregrossa

Stefania Saralli

Il caso

Maria
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