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Narrativa

Quel che resta di noi

Otto anni prima.

26 gennaio 2006, Londra

 

“Sam, dove corri? Fermati una buona volta!”

La voce di Jod, bassista degli Absolute, risuona nella notte di un giorno feriale, in  una via secondaria della capitale inglese, mentre tutto intorno tace.

Nessuna risposta.

“Samuel, cazzo! Fermati! Dove corri? Vuoi farmi scoppiare la milza?”

“Ti ho detto che voglio stare solo! Hai capito o no? Tutti addosso! Sempre addosso! Come mosche sulla merda!”

Il giovane cantante, all’epoca  poco più che trentenne, appoggia la schiena al muro di un palazzo e non fa in tempo a distogliere lo sguardo da quello del suo amico. Ha gli occhi lucidi.

“Samuel, se non ne parli, come possiamo aiutarti noi della band? Soprattutto io che sono tuo amico”.

“Come cazzo pensi di aiutarmi, eh? Ho tutto contro! Mio fratello, in fin di vita, all’ospedale. La mia ex moglie che mi sta succhiando anche l’anima tramite il suo legale.  Il mio bambino… Cristo, ho un figlio piccolissimo che crescerà senza un padre e che non vedo mai! Il mio talento spremuto dai discografici come un limone. L’ultimo investimento sbagliato che mi sta dando il colpo finale. Quest’ansia che non mi dà tregua, mi uccide lentamente, giorno dopo giorno, togliendomi

.la gioia di vivere. Non dormo più la notte… La stampa che mi attacca senza tregua. Ma dei bei soldoni che gli ho fatto guadagnare con copertine dedicate e interviste quando ero al top non se ne ricordano, eh? E i biechi adulatori di cui mi sono circondato, credendoli amici? Gli amici Jod non spariscono nel momento del bisogno!”.

“Per questo sono qui”.

Samuel fissa il chitarrista nei suoi occhi limpidi.

Sa che è sincero.

Anche se non è più avvezzo a fidarsi di nessuno, da tempo, ormai. “Più sei in alto, più sei solo. Non te lo dimenticare mai”- era solito ripetergli suo padre. Aveva ragione da vendere! Dio, se ne aveva!”

“Lo so che sei sincero Jod, lo so che lo sei sempre stato. Ma degli altri pensi che mi possa fidare? Ho sentito un loro discorso, l’altra sera, accidentalmente. Dicono che non sono più lo stesso, che è colpa mia se le vendite sono in calo, che, mentre loro continuano a fare sacrifici, io so solo arrivare tardi alle prove e che la mia voce vale ormai meno di niente. Questo è quello che dicono”.

“Sam, sono semplicemente preoccupati”.

“Per che cosa? Per il loro conto in banca? E  a me, Cristo! A me chi ci pensa? Ho dato tutto me stesso per la musica e per la band”.

“Nessuno potrà mai metterlo in dubbio. Hai dato sangue e anima”.

“Andiamo in un pub, Jod, amico mio. Ho bisogno di bere qualcosa. Ho freddo fin dentro le ossa”.

Un trillo insistente e fastidioso interrompe la loro conversazione. Samuel con un gesto brusco afferra il cellulare: sul display il nome Rupert.

“Rupert, vecchia bagascia! Che vuoi a quest’ora?”- lo apostrofa Samuel, in modo scherzoso. Sembra aver recuperato, improvvisamente, il buonumore.

“Non ci sono buone nuove. Anche il concerto di Liverpool è stato annullato, con giustificazioni molto vaghe… Dobbiamo vederci questa sera stessa e parlare”.

“Parlare, parlare, sempre e solo parlare! Io e Jod siamo diretti a un pub, qui , nella zona centrale”.

Un momento di silenzio, seguito da un sospiro, poi l’agente si fa dare l’indirizzo preciso del locale, promettendo di raggiungerli appena possibile.

Di lì a dieci minuti, l’ex leader carismatico degli Absolute e il suo chitarrista sono seduti davanti a un boccale di birra.

“…E dulcis in fundo, ho perso anche Caterina”- aggiunge Samuel a conclusione del racconto delle sue disavventure.

L’altro solleva un sopracciglio: “Caterina? Chi è?”

“Una ragazza italiana che… No – si corregge- Niente chiacchiere! Caterina è l’amore”.

In quel mentre, entra Rupert – si guarda nervosamente intorno per poi dirigersi a razzo verso il tavolo dei due musicisti.

“Si fa baldoria?”- commenta, osservandoli, con ostentata disapprovazione.

“Sei più freddo di un iceberg”- replica Samuel .

“Può essere, dati i resoconti delle vendite dei biglietti”.

“Money, money, money! I tuoi ti svezzarono a dollari, Rupert, vecchia carcassa?”

“Sto parlando seriamente, Sam. Qui le cose non vanno e, a giudicare da quanto scrivono i giornalisti, non sono il solo ad accorgermene!”- l’agente allunga la copia di un quotidiano, poi di una rivista, rifilandone una a Jod e una a Samuel.

L’espressione del volto di Jod cambia di colpo, visibilmente. “Come si fa a titolare un articolo così?”- tuona, porgendo il quotidiano all’amico.

Sam, lette le prime due righe, lo appallottola, ridendoci sopra: ”Carta per il camino! Con il freddo che fa!”

“Sam, saranno pure dei fottuti stronzi questi giornalisti, ma una base di verità c’è. Tu non sei più lo stesso”.

Sam, a questo punto, perde il controllo, nervosissimo.

“E qualcuno qui in mezzo si chiede il perché?- urla il cantante- Non sono più lo stesso o non ti faccio fare più gli stessi soldi? Perché sono due cose diverse, sai? Ben diverse!” -il tono di voce del ragazzo è salito di diversi decibel, si è alzato in piedi di scatto e ha appoggiato i palmi delle mani sul tavolo, facendoveli aderire.

“Samuel, siediti, per favore- risponde con voce strozzata Rupert-  Anche i muri hanno occhi e orecchie, qui dentro. Vogliamo darci in pasto ai giornalisti, proprio ora!”

Sam non risponde, spicca dalla spalliera della sedia il suo giubbotto imbottito, lo indossa e si dirige verso l’uscita, senza salutare.

Jod rimane basito; Rupert si alza di scatto, biascicando un “Maledizione!”

L’agente non ci pensa su due volte e infila, immediatamente, l’uscita.

Fuori è freddissimo: l’escursione termica gli fa battere i denti dal freddo. Vede la figura longilinea di Samuel allontanarsi a passo sostenuto.

Apre l’auto con il telecomando, sale in macchina e lo raggiunge: ”Sam – gli dice, affiancandoglisi- Entra in macchina, per favore!”

Samuel lo guarda di traverso. E’ buio e sente freddo.

“La tua unica preoccupazione è il tuo reddito. Cosa temi? Le chiacchiere degli amici del circolo del golf? Povero Rupert! Povero d’animo e ti auguro, presto, anche di soldi!”

“Adesso basta! Stai superando ogni limite! Sali!”

“Rupert Bross, vai a casa la tua mogliettina che ti aspetta, potrebbe impensierirsi!”

“Quando fai così mi sembri un adolescente disturbato!”

“No, caro Bross. Non ci siamo… Ma lo sai che mi sono giocato pure Caterina? Lo sai che lei mi chiamerà e non mi troverà più perché ho dovuto cambiare numero! Sono nella merda fino al collo e non ho niente da offrirle: niente! Me la ridarai indietro tu, insieme a tutto il resto?”

“Cristo, Samuel! Ne puoi avere quante ne vuoi. Ma che te ne frega? Nemmeno fossi l’ultimo sfigato sulla faccia della terra!”

A questo punto, l’ex leader carismatico degli Absolute, animato da pessime intenzioni, fa suo l’invito dell’agente a salire in macchina.

Bross, nel frattempo, si è arrestato a bordo strada con il suo veicolo. Samuel, sedendoglisi a lato, l’afferra per il bavero del trench.

Negli occhi di Rupert si dipinge un’espressione di terrore:”Non capisci niente, niente! – urla, furioso il cantante – Le persone non sono sostituibili! I sentimenti sono unici, non come il letame. Ma tu che ne vuoi sapere che tutta la tua vita è stata un calcolo? Persino e primo fra tutti il tuo matrimonio! Lo conosci il significato della parola AMORE? AMORE. Sai quella cosa della quale non puoi fare a meno, che ti fa sentire accolto, capito, che è scambiarsi qualcosa di profondo? Non è né sesso né una trattativa commerciale. Ma che ne sai? Che ne sai?”- pronunciate queste ultime parole, lascia la presa del cappotto del suo agente, ritraendosi, inorridito.

Si prende la testa fra le mani e rimane in silenzio.

“Samuel, sei solo stressato. E’ un periodo. Distraiti, divertiti! Prenditi qualche giorno di pausa! Vedrai che, una volta riposato, le tue preoccupazioni si ridimensioneranno e tutto ti apparirà più fattibile e chiaro!”

“Parlare con te equivale a farlo col muro! Non cercarmi più, Rupert!”- gli intima, allontanandosi.

“Ma come, come…  cosa…”- balbetta l’altro dal suo abitacolo. Poi, sporgendosi dal finestrino, gli urla dietro: “Delle altre date che ne faccio?”

Samuel non risponde, si stringe al collo il bavero del giubbotto, allontanandosi da solo nella notte.

I vicerè

Stefania Saralli

~The other side of the moon~

selfieclaire

Voglio vivere una volta sola

Stefania Saralli
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