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Narrativa

Malinconia serale

Era buttata sul letto, completamente vestita. Non aveva la forza di muovere un muscolo, voleva soltanto chiudere gli occhi e sprofondare in uno di quei sonni senza sogni. Ma non ci riusciva. Come poteva dormire una persona che aveva quel disordine in testa? Non ci sarebbe riuscita. Non stanotte almeno. Pensava al mare. Le mancava l’acqua salata, le onde, l’estate, il colore chiaro della sabbia e l’accecante luce del sole.. Riaffioravano i ricordi. I sorrisi, i baci, le corse sul bagnasciuga, i pomeriggi a giocare a palla e le sere a guardare le stelle. Era tutto cambiato. Era cresciuta, era diversa. Si alzò lentamente dal letto per andare ad affacciarsi sul balcone. Luna piena, una pallidissima luna piena. Non come la luna infuocata di quella sera di un agosto lontano, rossa e vicina, così vicina da toccarle l’anima. No, questa luna era distante. Fredda, indifferente. Non poteva essere la stessa luna. Ed invece era sempre la stessa, proprio come lei. Ma era cambiata così tanto da essere quasi irriconoscibile. Come lei. Ma quella sera al mare, quella sera lei era ancora viva. Quella sera lei aveva ancora un cuore che batteva, la voglia di correre, di sorridere, di amare. E quella sera corse, sorrise, amò. Quella sera d’agosto non aveva nulla a che vedere con questa sera. Questa sera era fredda e rigida e sgradevole. Questa sera lei aveva solo voglia di non vivere. Ma non poteva morire. “Questa sera vivrò di ricordi”, si disse allora. Al dolore che avrebbero portato ci avrebbe pensato l’indomani.

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