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Narrativa

L’Annuitore

Annuire, il semplice gesto dell’approvare qualcosa, sia esso un discorso, una situazione, l’accennare un sì. Un semplice movimento che mette in moto chissà quante ossa, muscoli e nervi, un gesto che accompagnato da un sottile movimento verso l’alto delle labbra provoca in chi lo vede un senso di compiacimento, di auto gratificazione dovuta al sentirsi accettati nel proprio essere, nelle proprie idee.
Si annuisce quando chi si ha davanti dice qualcosa con cui siamo d’accordo, si annuisce quando non si è d’accordo ma non si vuole ferire il nostro interlocutore, si annuisce anche quando in realtà non si sta minimamente ascoltando cosa stia dicendo l’altro.
Tutti annuiscono più volte nella propria vita, sarebbe interessante scoprire quante volte lo si è fatto dalla nascita al momento della morte. Non credo mai nessuno si sia preso la briga di effettuare un tale conteggio, non avrebbe alcuna utilità, in effetti.
Gente che annuisce se ne vede in ogni angolo della strada, nei posti di lavoro, sui mezzi pubblici, in TV.
Fateci caso, nei vari talk-show, quando parla il politico di turno inquadrato in primo piano, alle sue spalle c’è sempre un tizio o una tizia che annuisce con aria rapita, come se stesse ascoltando lo svelamento delle più profonde verità cosmiche. Nelle interviste che trasmette il TG pure, se non c’è il disturbatore c’è colui che annuisce.
Magari non vi ricordate che faccia abbiano coloro che annuiscono, al contrario dei disturbatori che vi rimangono ben scolpiti nella mente; quelli che annuiscono hanno delle facce comuni, di quelle che incrociate tutti i giorni per strada e che dimenticate un attimo dopo averle viste.
Ecco, io sono uno di quelli che annuiscono.
Sono pagato per farlo, c’è un’apposita Agenzia governativa che recluta Annuitori e Disturbatori e li piazza dietro gli intervistati a seconda di come si voglia che passi il messaggio.
Sono uno dei più richiesti, proprio perché ho una faccia talmente comune che nessuno mai si ricorda di aver avuto a che fare con me.
Talmente comune che al bar dove mi reco ogni giorno da più di vent’anni a consumare sempre la stessa colazione (cappuccino e cornetto con la marmellata chiara), il banchista mi chiede regolarmente “Cosa prende?” come se mi vedesse per la prima volta, ogni santa mattina.
Ecco quindi che la volta in cui il politico in ascesa, spinto dai poteri forti che truffano il popolo facendogli credere di essere libero e benestante, deve concedere un’intervista al popolare talk show di prima serata in vista delle elezioni dall’esito già deciso, mi chiamano dall’Agenzia e mi comunicano che dovrò essere presente alle spalle del politico stesso e fare quello che mi riesce perfettamente: annuire ogni volta che sarò nell’inquadratura, in pratica in ognuno dei tanti primi piani che verranno concessi al prescelto.
Qualsiasi cosa dirà l’uomo che domani guiderà la Nazione, io annuirò, magari ogni tanto serrerò le labbra, per dare più convinzione al mio gesto ed ovviamente applaudirò. E gli spettatori da casa ascolteranno le tante cose dette dal politico, le solite balle prive di sostanza che vengono sempre propinate in questi casi e si convinceranno di avere davanti, nello schermo, il Salvatore della Patria. D’altra parte, c’è qualcuno che dietro di lui annuisce e anche se non lo vedranno davvero, quel piccolo gesto della testa si imprimerà nel profondo delle loro coscienze come un colpo di scalpello su una pietra.
Lo studio televisivo lo conosco bene, ci sono stato altre volte ad annuire discretamente dietro l’intervistato di turno. Giuseppe, l’assistente di studio che mi accoglie ed uno dei pochi a sapere dell’esistenza dell’Agenzia, mi chiede il nome e per la ennesima volta glielo ripeto, ma tanto lui non ricorda di avermi visto in precedenza, sono un tipo troppo comune. Scorre il dito sul foglio appuntato alla cartelletta in plastica rossa col logo della trasmissione e poi chiama Lidia, l’assistente dell’assistente che come molte altre volte in passato mi accompagna al posto che mi permetterà di essere inquadrato durante i primi piani del politico. Mentre mi metto seduto sullo scomodo sgabello in plastica, Lidia mi guarda con una ruga di perplessità che le attraversa la fronte: si sta chiedendo se mi abbia mai visto, fruga fra i ricordi e alla fine scrolla le spalle e si allontana per tornare da Giuseppe.
Passa almeno un’altra ora prima che la trasmissione abbia inizio, tempo durante il quale giungono altri ospiti del talk show che vengono microfonati e fatti accomodare nelle loro postazioni.
Guardo dietro di loro, ma non vedo altri Annuitori: l’Agenzia vuole che il politico in ascesa abbia tutta l’attenzione e il consenso possibile.
Il presentatore entra in studio, saluta tutti con un cordiale ma falso “Buonasera” e si mette a confabulare con Giuseppe e Carlo, il regista che poco dopo salirà alla cabina da cui orchestrare la trasmissione.
Uno schermo su una parete laterale mostra la trasmissione in onda in quel momento, un documentario sulla Euplagia Quadripunctaria che precede il talk show e che mi chiedo che ascolto possa avere.
Poi, ad un certo punto, lo schermo si spegne, le luci si abbassano e la voce del regista dall’alto annuncia che mancano 60 secondi all’inizio della trasmissione. Si fa silenzio, un paio di colpi di tosse sommessi, due ospiti che parlottano tra loro a bassa voce. E poi Giuseppe, che alza una mano ed esegue un conto alla rovescia con le dita, da cinque a quando da il via al conduttore iniziando a battere le mani, l’applauso di apertura.
La trasmissione inizia, il conduttore con la solita abilità introduce il tema della puntata e gli ospiti, lasciando per ultimo il politico prescelto, il prossimo risolutore dei problemi del Paese.
Mi concentro, aspetto di vedere la telecamera che lo riprenderà aprire il suo unico occhio rosso, segnale che dovrò iniziare il mio compito.
Che arriva dopo quasi mezz’ora di chiacchiere degli altri ospiti, scambi di opinioni e due o tre insulti più o meno velati.
Il conduttore sorride mellifluo, riconduce al silenzio gli altri presenti e rivolge all’ospite d’onore la domanda concordata, cui il prescelto inizia a rispondere con consumato mestiere.
E con altrettanta abilità inizio ad annuire, una volta azzardo un movimento più marcato, tanto per infondere autorevolezza alle parole del politico.
Gli altri ospiti tacciono, il pubblico, me compreso, applaude in almeno un paio di occasioni, poi il conduttore da il break pubblicitario.
Mi rilasso, sorrido compiaciuto, anche stavolta ho annuito in maniera magistrale.
La trasmissione ricomincia, un’altra lunga sequela di chiacchiere, insulti più o meno velati, accuse reciproche, richiami all’ordine da parte del conduttore e arriva il momento della nuova domanda al Messia Pubblico, cui segue risposta col ricamo del mio annuire.
Ed in quel momento accade qualcosa che almeno all’inizio non valuto correttamente: la telecamera che inquadra in primo piano il politico, e me di conseguenza, si spegne e si mette in funzione quella che riprende in campo più lungo, con sempre lui che parla al centro, ma con il resto di quella porzione di studio in bella vista.
“Ma che combina Carlo?” penso infastidito. Sono convinto di star effettuando uno dei miei migliori annuire di sempre, non possono perdersi una interpretazione come questa.
Con la coda dell’occhio vedo Giuseppe che parla nel microfono che lo mette in comunicazione con la regia, mentre la parola torna ad uno degli altri ospiti. Dopo alcuni minuti, è di nuovo il turno del politico prescelto e quindi il mio.
E di nuovo accade: la telecamera rimane sull’inquadratura in primo piano per poche battute, stavolta, però, vedo anche il conduttore che mi lancia una strana occhiata, Giuseppe che da dietro il pubblico dalla parte opposta dello studio fa dei cenni nella mia direzione, il politico davanti a me che cambia posizione sulla poltroncina come fosse a disagio per qualcosa. Cosa ancora più strana, sento come se tutti mi stessero osservando ed allora penso nuovamente che quella sera mi sto esibito in una delle mie migliori performance di sempre, nonostante mi renda conto delle fesserie da politico consumato che sto ascoltando.
Il conduttore chiama un nuovo intervallo pubblicitario, io mi rilasso, mi guardo attorno, sorrido allo spettatore seduto accanto a me che in tutta risposta mi lancia un’occhiata strana, come di disapprovazione. Scrollo le spalle e giro lo sguardo sul resto dello studio.
Il presentatore confabula con Giuseppe, un paio di volte sembra che mi indirizzino sguardi di disapprovazione, lo stesso politico si volta a guardarmi per un attimo.
La trasmissione riprende, viene mandato in onda un servizio registrato con delle interviste a persone comuni in cui riconosco un collega Annuitore che approva quello che dice una signora impellicciata che auspica la vittoria alle prossime elezioni del politico prescelto.
Si torna in studio, il conduttore commenta il filmato appena trasmesso, finge di dare la parola ad uno degli altri ospiti per poi togliergliela subito dopo e rivolgere una “domanda provocatoria” al prossimo Salvatore della Patria.
Ed io ricomincio ad annuire, nonostante l’enormità delle fandonie che l’uomo seduto davanti a me sta raccontando. Scorgo Giuseppe che fa cenni strani nella mia direzione, il conduttore che mi guarda in malo modo, perché sta guardando proprio me, un paio degli altri ospiti che sorridono beffardi.
Ed è proprio in quel momento che accade, proprio un attimo prima che la telecamera del primo piano stacchi per l’ennesima volta in favore di quella a campo lungo, vedo sullo schermo su cui precedentemente svolazzava la Euplagia Quadripunctaria e che invece in quelle ultime ore ha trasmesso quello che si vede anche da casa, che mi accorgo che non sto affatto annuendo.
Nonostante fossi convinto di star approvando ogni singola corbelleria pronunciata dal politico prescelto, la mia testa sta facendo ampi e ben convinti cenni di diniego, accompagnati da un’espressione disgustata, compito spettante ai Diniegatori che l’Agenzia piazza quando non vuole che un qualsiasi messaggio venga accettato dagli ascoltatori.
Alla successiva pausa pubblicitaria Giuseppe viene a prendermi e mi accompagna in una stanzetta con un tavolo ed una sedia dove mi lascia solo e mi chiude dentro. Sono troppo sconvolto per dire o fare qualsiasi cosa, continuo a chiedermi cosa e come possa essere successo, tento di analizzare la situazione, mi dico che deve esserci stato uno sbaglio, sento la nausea assalirmi, la testa girarmi.
Nella stanzetta c’è anche un piccolo monitor ad una parete che trasmette la diretta del talk show alla cui ripresa posso vedere che ora le inquadrature del politico sono nuovamente sempre e comunque in primo piano, anche se da un’angolazione diversa che copre il mio posto probabilmente rimasto vuoto.
Ma più di ogni cosa, mi rendo conto che ogni volta che quel buffone incapace e bugiardo, quel burattino manovrato da chissà chi apre bocca, inizio irresistibilmente a fare cenno di no con la testa e ad assumere espressioni disgustate. Non posso farci niente, è più forte di me, è come se tutte le bugie, le stupidaggini, le enormità cui ho annuito nel corso degli anni stessero premendo nella mia scatola cranica per esplodere all’esterno e sommergere tutto.
Più tardi, a trasmissione finita, l’Agenzia manda una macchina a prendermi, un paio di tizi robusti mi scortano al mio appartamento senza dire una parola e si piazzano ai lati della porta di uscita. L’indomani riceverò la visita dei vertici dell’Agenzia stessa che decideranno del mio futuro.
Solo che non mi troveranno.
Riesco a fuggire dalla finestra del bagno, calandomi sul balcone sotto al mio e poi in quello sotto ancora ed infine a terra.
Scappo nella notte, scompaio, recupero documenti e soldi che avevo nascosto per casi di emergenza e mi do alla fuga. Confido nel fatto che sono un tipo troppo comune per essere riconosciuto e quindi ritrovato. Svanisco, semplicemente.
Il politico prescelto non vincerà le elezioni, ma verrà rimpiazzato da un altro peggio di lui che dopo una provvidenziale crisi di Governo, si candiderà alle nuove elezioni.
Quanto a me, ogni tanto correrò il rischio di apparire alle spalle delle persone in qualche intervista: ho scoperto che il mio diniego può essere più potente dell’annuire dell’Agenzia.

Stelo

Carolina De Filippis

Posseduti da sè stessi

Selene Luise

Che fare? (Cernysevskij)

Stefania Saralli
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