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Narrativa

La terra promessa

La banchina ci aspetta a mezzanotte con il suo calvario di ombre scheggiate e piegate dal freddo. L’estate sembra un sogno che ci attende oltre l’oscurità in posti che non conosciamo ma di cui abbiamo solo sentito parlare. Abbiamo camminato per ore trascinando le nostre coperte su strade di polvere e sassi. Ci domandiamo cosa possa esserci di peggio di tutto questo, qualcuno risponde che al peggio non c’è mai fine ma non lo stiamo ad ascoltare, ci inondiamo i polmoni dell’aria frizzante della nostra terra e il cuore di immagini di quei posti che non conosciamo ma di cui abbiamo solo sentito parlare. Paghiamo il prezzo per ciò che ci è stato promesso, una vita nuova e diversa, forse anche felice ma nessuno osa dirlo. Salutiamo Zaura, le nostre valli e i deserti argillosi che abbeveriamo per una volta ancora, l’ultima, con il canto silente delle nostre lacrime. La barca si affida al mare staccandosi dal molo con un colpo di tosse soffocato dalle nostre preghiere , un canto armonioso e triste che riecheggia in un cielo di stelle che osserviamo pensando a quei posti che non conosciamo ma di cui abbiamo tanto sentito parlare. Ci aspettano terre rigogliose e palazzi di vetro lucente che infilzano cieli tersi, una vita migliore di questa e cassetti vuoti da riempire di speranze. Il mare sembrava un fedele amico visto dai ruvidi pontili galleggianti ma ora sembra volerci mettere alla prova sollevando le spalle e agitando le sue lunghe braccia in vulcani di spuma. La paura è un passeggero che ci siamo portati da casa, sarà l’ultima ad abbandonare queste assi di legno sbeccato e a dirci che forse questo viaggio non è l’ultimo. Ma il destino ha scritto già le sue pagine di morte sui libri delle nostre vite inutili e la barca si gira su se stessa come un bimbo sognante tra le soffici coperte del suo letto. La luce all’orizzonte è una lancia che infilza le gelide acque che saranno le nostre tombe e manda in frantumi i nostri sogni. Non lottiamo, non più, lasciamo che sia il peso dei nostri corpi a portarci sul fondo, la nostra ultima casa dalla quale continueremo a sognare ai posti in cui non potremo mai andare ma di cui abbiamo sempre sentito parlare.

Matrimoni a tempo determinato

Stefania Saralli

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JOHNNY 99

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