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Poesia

La caduta

Nell’idolatrare quel luminoso sole divenni del l’ambizione progenie,
il seme dell’eresia incarnata in due ali di cera mentre volgendo capo verso Dedalo speranzoso sento d’esser vicino , non mente la guida sensoriale ,
i peli del corpo divengono rigidi come soldati sull’attenti ,
l’elettricità statica inonda la mia materia , ahimè , quale vana speranza nel superare quel marchio della caducità terrena che caratterizza universal specie umana , eppure nel frangente d’intramezzo tra l’idea singolare ed il clima di disapprovazione generica , mi sento quasi al pari d’un sonnambulo peregrino nel rem del sogno idealizzato : sfondo grigio , suoni assorti nel silenzio cieco , gli abitanti invocano liriche di rinuncia consigliera , divengo espression viva dell’equazione che stupra quel recinto dato dalla comun logica , le operazioni matematiche parevano perfette , però il paragonarmi al l’alfa e l’omega fu figurato Boia fautore della mia condanna , neanche mirar da vicino una lampadina renderebbe equivalenza visiva , l’intera massa gravitazionale della nana stella proiettò tirannico ogni moto del mio corpo su di se come una principessa la cui sola vista intera popolazione incanta , fu impossibile evitar d’allungar mano a tangere quell’ellittica superficie dal caldo tepore sempre più intenso fino a farmi rimembrare l’effige della passione che nella scoperta diventa reale , esser antico essere in disaccordo con il volgo contrario fu l’inizio del memorabile flagello .
Rivoluzionario ,
anticonformista ,
fuori dalla prigione del dogma ,
belligerante nella creatività culmine ,
simile ad un falco cieco esercito virata suicida animato da velleità assoluta che mi rese drogato di mera onnipotenza : nessuna seconda possibilità ,
la fine prossima ,
qualunque aspettativa tradita riuscì a rendermi fratello della massa che tento biblica scalata della torre di babele ,
l’oggetto conteso ,
quella ‘intenzionale potenza respira in battiti superiori agli ordini sessanta secondi , invero sono soltanto un semplice pezzo di terra il cui verbo vien reso possibile dal soffio vitale del sommo Signore. Ho appena attraversato la morte ,
visto il futuro tramite arcana precognizione ,purtroppo alla stregua d’un infantile creatura che s’appresta al prendere caramella desiderata ,
vivendo quel turbine emotivo generato da virale curiosità poté essere chiamata fatale ignoranza . Guardai le superfici delle mani , entrambi i palmi ustionati,
deformati,
punito dal giudizio del severo fato ripercorrendo sorte di prometto che ai mortali diede cognizione delle fiamme caddi,
scesi , proprio così , nevralgica sensazione di sconfitta pervase quella mia anima stuprata dalla discesa verso la terra dal qual ancor non mi ero divincolato,
in preda allo svenimento ,
dall’eccentrico super io accecato sprofondai nel duplice abisso : letteral immenso ricopre globo ,
nella depressione smarrisco voglia di vivere finché l’inumazuone pare risultar epilogo omerico.

– Padre, amici , gente del villaggio avevate proferito parola giusta , ma ho preferito ferire la mia carne come un fakiro persistente piuttosto d’arrecar infamia alla genialità innarestabile , poiché nella prova che potrebbe condurre ad atroce sofferenza v’è l’erculeo coraggio del folle detentore d’una volontà innarestabile . Mio pubblico , avendo volto dal sole sfigurato viene stuprato il me narciso dal l’edonismo assuefatto , d’altra parte viaggiando nei vari strati della sofferenza comprendo l’autentico valore della felicità che sicuramente abberra l’affanno del respiro continuo per la moneta discendente del baratto . L’afrore del cadavere in decomposizione,
orgia di corvi a non finire,
avvoltoi s’aggiungono al divertimento rassomigliabile alla real festa del sovran sfarzoso , allungo braccio destro , le viscere della corallina barriera inutile alcatraz dinnanzi alla mia imperativa voglia di rivalsa , così ardente , infuriato , frustato dal negativo esito del progetto , la cera sarebbe divenuta soggetto al quale imputare l’eterna natura morta del mio sconfortato animo pittore d’ogni momento,
mi siedo sullo scoglio ,
non attendo ritorno ne
del marinaio o figliol prodigo ,
bensì guardando il cielo divengo fiero nell’aquisire meraviglia della consapevolezza ,
le nuvole corteggiano timide stelle ,
l’oscurità rievocata dall’andar del tempo è lo specchio dello spirito dal dualismo affetto : uomo / bene e male , razionalità frena istinto animale , sono proprio Icaro inguaribile ,tutt’ora presente nei barlumi delle menti che non voglion divenir schiavi delle apparenze , oltre la forma lodo ed omelia alla sostanza rivolgo : quant’unque tu sia ingannevole danzando il miraggio dell’oasi idealizzata nella facile convenienza , vi sarà sempre un contrappeso fornito dalla sostanza che nell’adolescente spontaneità sconfigge quella maturità angusta . Per voi mio pubblico , Giuseppe Sanna , Icaro

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