Skip to content
Interviste

Intervista ad Alessandro D’Elia

Lo scrittore Alessandro D’Elia ha definito il suo rapporto con la scrittura “trasporto, passione, volontà, senza essere una storia d’amore”.

Scoprite cos’altro ci ha raccontato in questa intervista.

alessandro d'elia

Benvenuto, Alessandro! Parlaci brevemente della tua vita: di cosa ti occupi? Cosa sogni? Dove vivi?

Sono un ragazzo in libertà dopo aver finito un lungo e travagliato percorso universitario. Essendomi laureato in giurisprudenza all’età di 35 anni, ho pensato che fosse tardi per intraprendere la professione di avvocato, l’unica, tra quelle legali, che avrebbe potuto interessarmi. Ho calcolato che, dovendo trascorrere almeno due anni di praticantato, affrontare l’esame di stato a quasi 40 anni, avrei potuto considerarmi un avvocato, con un paio di clienti, oltre i quaranta; la gavetta, poi, per affermarmi, ho pensato sarebbe terminata almeno a 50. Dunque ho smesso il percorso di giurista, scoraggiato dalla prospettiva di vivere senza guadagni fissi fino ai 50, per altri quindici anni, e di trovarmi a mezza età non arrivato, definito, completato come uomo.

Quindi in realtà sono in cerca di occupazione come impiegato utile a un ente statale o a un’azienda. Sono in cerca di un difficilmente reperibile posto fisso. Avvalendomi della mia laurea presa con fatica, sto partecipando a diversi concorsi pubblici, e questi finora hanno solo significato un attendere le date tra una comunicazione e l’altra, a distanza di mesi, prima che vengano decise le date delle prove, i come e i perché di esse, delle decisioni e delle evoluzioni inerenti i concorsi stessi. Quindi, lavorativamente, vivo una vita in attesa di una data per poi attenderne un’altra.

Fortunatamente, a seguito della mia laurea ci sono state le mie due recenti pubblicazioni, e poi diverse partecipazioni a concorsi letterari. Mi sento libero di scrivere e dedicarmi a questo interesse e alle riflessioni che finalmente lascio scorrere e ampliarsi. Giro la città di Roma ad osservare ed analizzare, studiare le chiese moderne, quelle costruite nella seconda metà del secolo scorso, al fine di fare un blog dove affrontarle come tema culturale, con foto e articoli. Un progetto che cresce con calma e che non ho fretta di attivare, giacchè la fretta rovinerebbe il risultato e l’emozione, il sentimento nel porlo in atto. Visito così le chiese, rifletto su rapporti umani e sul senso di architetture moderne.

Ora sono ancora contento e soddisfatto dell’uscita del mio libro, mi immagino una sua discreta diffusione, e sogno di pubblicare ancora, pubblicare ciò che ho in serbo e ciò che ho in progettazione.

La realizzazione di eventuali altre pubblicazioni fonderebbe, darebbe forma al sogno più grande, che è quello, sempre meno celato, di poter vivere di scrittura, smettere di sentirmi in bilico, di sentirmi precariamente in cerca di una soluzione, e di vivere finalmente della mia passione, cui potrei dedicarmi appieno, cui potrei dare modo di esprimersi ed esporsi, anche per rendere la mia opera giustamente completa ed esauriente. Questo è il sogno, che sia il mio lavoro.

Vivo nei dintorni del quartiere romano dell’Eur, una zona tranquilla, non degradata e con un po’ di verde. Da qui mi sposto per le osservazioni di cui ho detto, e sotto casa ho un cinema multisala, cui mi reco con interesse. Vivo in attesa di una svolta di stabilità, che sia un lavoro o un riscontro dal mondo dell’editoria.

Se ripensi a quando hai cominciato a scrivere, cosa ti viene in mente?

Se penso al mio approccio con la scrittura, penso a una grande opera, a un importante romanzo che sognavo di scrivere. Le prime cose che scrissi erano memorie del mio viaggio Erasmus ad Alicante, in Spagna. Mi ispiravo alla prosa di Kerouac e in tal modo usavo un lessico e un linguaggio che ritenevo originale e trasgressivo, rivoluzionario.

La fantasia di essere diventato uno scrittore mi faceva vedere il mio prodotto come qualcosa di nuovo e sensazionale, di importante. Mi immaginavo di essere un grande scrittore che avrebbe lasciato il segno, la scrittura mi coinvolgeva e mi trasportava, forte delle mie convinzioni circa tematiche e forme tipiche di certa letteratura statunitense.

Quel libro non fu mai completato ed ebbi un altro momento in cui riavvicinarmi alla scrittura. Il secondo è stato un approccio più razionale, più realistico, ma più duraturo e certo, e altrettanto esaltante.

Quanti libri hai pubblicato?

alessandro d'elia

L’anno scorso ho avuto la mia prima esperienza editoriale: sono uscito con quindici poesie in un libro di sei autori, una raccolta intitolata “Bise 2018”. La mia silloge, al suo interno, è intitolata “Partite di maggio”. Il primo libro mio invece risale al gennaio di quest’anno, ed è un’opera scritta ai tempi dell’esame di diritto penale, quando mi ero da poco trasferito dove vivo tutt’ora.

Sono due pubblicazioni, finora; Partite di maggio appartiene a un genere che sto meglio definendo a casa con altri lavori, Casi penali proviene dall’esperienza universitaria, dal mio atteggiamento in un certo contesto, e sono orgoglioso di averlo scritto e pubblicato, ritengo sia un unicum, un libro originale e molto significativo.

Di cosa trattano i tuoi libri?

Casi penali tratta di Tizio e Caio, i personaggi che popolano i libri e le lezioni di diritto, negli esempi didattici.

Stanco di studiare sempre la stessa materia ho avuto l’illuminazione di farne un’opera, di prenderli dal loro contesto abituale e dargli più libertà, scatenandoli in casi eccessivi e improbabili. A prendere forma è il mio risentimento verso il mondo universitario che mi sembrava ostile e avverso. Una rabbia che ha formato un libro che ora esiste, è una mia realizzazione, tangibile e soprattutto condivisibile.

Partite di maggio appartiene a un genere che cerco di ampliare e definire scrivendo a casa: narrare gesti ed emozioni sportive dando ad essi valenza di sentimento espresso, di casualità di vita e di assolutezza. Cerco di fermare i momenti, captando la loro unicità e irripetibilità, celebrandoli e scolpendoli con lo scrivere.

È questo di cui mi occupo, principalmente, in questo momento: seguo lo sport e lo riesprimo in poesia: emozioni che mai sono dette e gesti che racchiudono tanta poesia nel loro manifestarsi. Questi sono i libri che sto scrivendo, che forse un giorno usciranno.

Ci racconti da dove nasce la tua ispirazione?

La mia ispirazione nasce dal sogno di scrivere e di essere scrittore: ho una voglia di comunicare, di seguire l’esempio dei grandi autori che ho letto e studiato, e soprattutto apprezzato e stimato. Alla base c’è il sogno recondito di fare qualcosa di grande, di sentirmi grande. Scrivo per essere come quelli che ammiro, come i grandi poeti e narratori.

Poi, sostanzialmente, sono una persona che elabora molti pensieri, trae conclusioni da idee provenienti dai rapporti tra persone e da comportamenti, da deduzioni dell’osservazione della realtà. Traggo le mie conclusioni, ma non ho un pulpito da cui predicarle. Ultimamente sono sempre più convinto che possa essere la scrittura a darmi la possibilità di esprimere e rappresentare queste conclusioni, queste idee che per ora sono utili solo a me, determinano solo la mia di esistenza. Mi viene in mente che potrei essere utile, potrei apportare un punto di vista, uno spiraglio verso le soluzioni che cerchiamo.

Perché metto in pratica ciò che penso e che deduco, ma sono il solo ad esserne al corrente, e vorrei offrire il mio punto di vista a chi magari si pone le stesse domande di partenza.

Scegli una citazione che rappresenti te.

Una frase in cui trovo me stesso è un aforisma di mia invenzione; con esso sono arrivato terzo a un concorso letterario. Dice: “La sofferenza è un vestito su misura”. Parto dal mio dolore, dai momenti brutti che ho vissuto, e che, inevitabilmente, mi hanno formato e hanno determinato il mio modo di essere.

Guardando a ciò che ho vissuto di negativo, penso che ogni persona è destinata a soffrire, soffrire per diventare ciò che diventa, per “crescere”. Ma guardando a quel che sono in rapporto a ciò che ho superato, e pensando che ogni persona potrebbe raccontarmi altrettante afflizioni, credo che, come non cambierei il me stesso con altri, neanche il dolore sia interscambiabile. Il dolore è personale, e ognuno si identifica con il proprio. Il dolore ci è cucito addosso, come un vestito, e da questa conclusione fisso un punto di partenza: la definizione di me stesso per operare nel futuro, per renderlo più sereno e per vivere con più gioia che posso, consapevolmente.

Scegli una citazione che rappresenti il tuo rapporto con la scrittura.

Il mio rapporto con la scrittura è trasporto, passione, volontà, senza essere una storia d’amore.

Grazie, Alessandro!

Intervista a Franco Filiberto

Carla

Intervista a Valeria Cassini

Carla

INTERVISTA A GIUSEPPE LAURORA

Temp User
[]