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Interviste

Intervista a Roberto Zadik

“La frase “tutti scrivono” mi snerva e poi non è nemmeno vero! Non incontro tanti scrittori in giro e nemmeno molta gente che adori leggere, tutt’altro! Scrivere per me è come correre, cercare di essere divertente, avere successo. È scommettere su sé stessi continuamente cercando, se non l’utopia della perfezione o del capolavoro, almeno una temporanea e consolatoria soddisfazione. Per questo adorando le sfide e le novità non posso fare a meno di scrivere e comunicare…”

Scoprite cosa ha raccontato lo scrittore Roberto Zadik ai lettori di scritto.io.

roberto zadik

Benvenuto, Roberto! Ci racconti cosa si prova a scrivere? Quando ti sei accorto che non potevi farne a meno?

Per me ogni volta scrivere è un’emozione molto grande e mi piace sempre moltissimo da quando ero adolescente e nel 1989, in Seconda Media, scrissi la mia prima poesia. Tanti minimizzano, ignorano o banalizzano la difficoltà eccitante di scrivere, di riempire una pagina svuotando un po’ di ciò che si è e riversandolo nello sguardo chi legge. Scrivere bene, invece, è molto difficile e richiede espressività, attenzione e metodo ed è stato complesso passare dalla poesia, fino ai 30 anni non scrivevo altro, alla prosa del racconto. Ogni volta pericoli di banalità, retorica, errori grammaticali e sintattici sono sempre in agguato e essere efficaci, espressivi e concisi non è per niente scontato, anzi. La frase “tutti scrivono” mi snerva e poi non è nemmeno vero! Non incontro tanti scrittori in giro e nemmeno molta gente che adori leggere, tutt’altro! Scrivere per me è come correre, cercare di essere divertente, avere successo. E’ scommettere su sé stessi continuamente cercando, se non l’utopia della perfezione o del capolavoro, almeno una temporanea e consolatoria soddisfazione. Per questo adorando le sfide e le novità non posso fare a meno di scrivere e comunicare e me ne sono accorto quando iniziavo a scarabocchiare al Liceo Classico i quaderni e i block notes e avevo bisogno di riempirli completamente ogni volta. Avevo 12 anni e da allora non ho più smesso fino ad ora e non penso ci riuscirò in futuro. Scrivere per me è come respirare e ogni pagina ben scritta è una ventata di ossigeno.

Quando hai deciso di pubblicare e perché?

Nel 2012 mi sono deciso a scrivere il mio primo libro su Amazon “Milanconie 2.0” uscito l’anno dopo a luglio. Pubblicavo articoli dal 2005 per quotidiani e siti online come giornalista e blogger ma volevo vedere una mia opera firmata. Qualcosa di compiuto e completo, di personale e intimo che oltrepassasse le solite attillate notizie della cronaca  che scrivo da tempo e sfociasse in una produzione più soggettiva, spontanea e magari ribelle. Pubblicare è un gesto importante e audace. Esporsi al giudizio, all’indifferenza, al fiasco o al successo. Come un lancio di dadi, un sorso di incosciente entusiasmo si esce allo scoperto e si vede cosa succede o non succederà mai. La fama o la fame, come dico scherzando, in un Paese dove si legge davvero poco e lo dicono varie statistiche e dove l’impegno e l’approfondimento soccombono in nome del thriller o del romanzetto scontato..

Di cosa trattano i tuoi libri?

Ho realizzato due ebook, nel 2013 la mia opera prima “Milanconie 2.0” una raccolta di racconti crudi, tragicomici, estremamente ironici sui giovani di Milano, i loro problemi, la solitudine, la droga, la disoccupazione mai abbastanza raccontata in questa pseudo città del lavoro e lo sfruttamento. Sette storie coi nomi dei loro protagonisti. Con brevi flash su vie e strade della mia città a cui sono legatissimo ma in maniera spesso insofferente e critica. Poi nel secondo ebook nel 2016, la grande svolta col mio secondo ebook “Soulcityty 2.1-L’anima delle città”. Pensando ai miei viaggi mentali o fisici nelle varie città e sfogliando una marea di libri, giornali e quotidiani mi sono immaginato varie realtà urbane. Da Monza con il dramma del bullismo mai abbastanza denunciato, a Gerusalemme con una strana storia fra un soldato israeliano e una ragazza palestinese, a una storia di mobbing e infedeltà a Torino. Mi piace essere “un narratore sociale”, un giornalista letterario, mischiare il rigore della cronaca all’emotività letteraria..

 

Ti è capitato di vivere il famoso “blocco dello scrittore”?

Si diverse volte, ma non sono uno che si “blocca” anche nei rapporti umani. Molto complesso è superare decorosamente la prima pagina di un racconto. Le prime tre righe di una poesia. I convenevoli in una conversazione con gente introversa. Ci sono vari blocchi e quello dello scrittore è fra i più classici e diffusi. Esso deriva da incontentabilità, perfezionismo, poche idee o forte emozione nello scrivere vicende che ci riguardano da vicino. Mi è successo per alcune storie del mio secondo libro. Ma poi l’ho superata e mi sono rafforzato, ispirato, motivato e alla fine deciso a continuare la mia voglia di raccontare che ha prevalso sulle mie solite insicurezze..

Oltre a scrivere, cosa fai nella vita?

Conduco incontri e serate culturali e mi occupo di promozione culturale  a vari livelli. Penso a una cultura giovane, vivace, attuale libera da retoriche e banalità e snobismi. Vorrei una cultura rivolta ai giovani,alla massa, alla società e nei miei incontri cerco sempre di mischiare intrattenimento e profondità. Sono molto interessato a questa sperimentazione. Una profondità divertente, questa è la mia miscela preferita e molto ardua. Troppa gente si prende troppo sul serio o per niente e risulta pesante o molto superficiale.

Da lettore, quali libri preferisci?

Mi piace leggere davvero di tutto e sono goloso e onnivoro anche quando leggo e non solo a tavola. Leggo specialmente i saggi, poesia francese, americana o italiana, che adoro da sempre, le biografie di rockstar e compositori ma anche personaggi storici e i romanzi e i racconti brevi. Adoro Kafka, Pirandello, Singer, Mark Twain, Moravia, Calvino, Buzzati, Gogol, Beckett, Saul Bellow fra i miei preferiti ma non vorrei elencarvi volumi di nomi e titoli, mica sono un elenco telefonico. Introspezione, umorismo, paradosso e una certa vena filosofica e esistenziale mi colpiscono sempre in un libro e più della trama mi piace notare lo stile e come uno scrittore descrive la realtà,la gente, la vita. Prima che aspirante scrittore sono avido lettore. Leggo tanti generi diversi, anche in contemporanea,mi stufo presto, alcuni testi li ho mollati dopo dieci pagine, ma quando vengo assorbito da un libro tendo a divorarlo e a interiorizzarlo al massimo livello.

Scegli una citazione che rappresenti te.

Mi piacciono molto gli aforismi e le battute e una di quelle che mi rispecchia di più è “Indossa un sorriso e avrai amici, indossa un broncio e avrai rughe”(George Eliot). Cerco sempre di sorridere e di essere disponibile e aperto ma prudente e controllato e a modo mio sono riservato e diplomatico pur sembrando molto disinvolto. Ridere e sorridere alleggeriscono persone e situazioni tutt’altro che divertenti e aumentano la piacevolezza di stare con gli amici che per me sono di fondamentale importanza.

Scegli una citazione che rappresenti il tuo rapporto con la scrittura.

Perché scrivo? Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo e il ricordo di me o anche solo per scivolare in una storia (Fabrizio De Andrè)

Grazie, Roberto!

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