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Interviste

Intervista a Jacopo Gallo Curcio

“Scrivo per necessità, per decomporre e ricomporre le mie idee, per ragionare, per sfogarmi, per essere finalmente me stesso. Un rifugio, insomma, che può portare all’isolamento. Ma per uno scrittore, come più in generale per un artista, essere nel mondo è un obbligo, sia per comprendere, sia per comunicare. Ecco, quindi, come lo scrivere, per me, sia un rapporto controverso, composto da forze contrastanti che spingono in direzioni, a volte, divergenti”, ci ha raccontato lo scrittore Jacopo Gallo Curcio in questa intervista.

Jacopo Gallo Curcio

Cosa si prova a scrivere? Quando ti sei accorto che non potevi farne a meno?

Scrivere, per me, significa esprimermi e comunicare. All’inizio era solo un modo per esprimere le mie idee a me stesso: in tutte le situazioni in cui, per varie circostanze, non riuscivo a trasformare le intuizioni in un pensiero compiuto, allora scrivevo e, come con una matassa, riuscivo a trovare il bandolo.
Mi sono accorto che scrivere mi faceva questo effetto sin da subito, già da bambino, forse anche per superare la mia timidezza che mi portava a non espormi, almeno “fisicamente”. Scrivere era meno impegnativo, da un punto di vista personale.

Quando hai deciso di pubblicare e perché?

Ho deciso di pubblicare, quando ho smesso di scrivere solo per me stesso. L’urgenza di comunicare agli altri, a un certo punto, si è fatta più forte del mero desiderio di chiarire a me stesso chi fossi e cosa volessi.

Di cosa trattano i tuoi libri?

Diciamo che amo scrivere dell’uomo e dei suoi aspetti psicologici. Sin da ragazzo osservavo i miei amici e le persone che incontravo, cercando di andare oltre i loro comportamenti, per comprendere davvero chi fossero.
Il mio primo (e per ora unico) romanzo pubblicato è “Ritrovarsi, forse” ed è nato dalla fine di una relazione: è un romanzo sulle fragilità dell’amore. In realtà, il romanzo tocca anche altre tematiche psicologiche, come la paura della malattia, la sofferenza dell’abbandono e l’insicurezza circa la propria identità. Questioni, quest’ultime, che caratterizzano i tre protagonisti.

Ti è capitato di vivere il famoso “blocco dello scrittore”?

Assolutamente! Avevo sempre scritto racconti, al più un romanzo breve. Ma quando ho deciso di affrontare un romanzo non ero consapevole di quanto fosse complesso. Non ho mai fatto corsi di scrittura e a scuola insegnano come scrivere un tema, non un romanzo. Tuttavia, ripensandoci i “trucchi” sono simili. Ero quindi impreparato ad affrontare questo obiettivo. E, infatti, ho avuto il blocco dello scrittore. Quando ormai pensavo che non sarei mai giunto alla fine, in un viaggio a New York (città che adoro), mi sono imbattuto in un libro di una scrittrice americana che dava consigli agli scrittori emergenti. Mi è stato di grande aiuto: ho compreso di aver commesso tutti gli errori tipici, ma ho potuto rimediare.

Oltre a scrivere, cosa fai nella vita?

Attualmente sono direttore di un ente pubblico, avvocato e ho insegnato all’università. Molti mi dicevano che questa mia formazione non mi avrebbe aiutato a scrivere, perché troppo razionale. In realtà, ho sempre cercato di coltivare il mio lato creativo: ho un trascorso da attore e anche da ideatore di spettacoli. Oggi mi piacerebbe poter adattare il mio romanzo a sceneggiatura teatrale in modo da portarlo in scena (sebbene forse si presti meglio a essere trasformato in un film) e realizzare un altro sogno, ovvero di fare il regista di uno spettacolo teatrale.

Da lettore, quali libri preferisci?

Considero il libro una rappresentazione del mio stato d’animo: a seconda di come mi sento scelgo il libro da leggere. Può essere un romanzo o un saggio, il desiderio di leggere un libro introspettivo o un testo romantico. Mi piace tutto, purché sia ben fatto.
In genere, un libro, come un film o uno spettacolo teatrale, deve coinvolgermi e mi deve trasportare nella sua storia assieme ai suoi personaggi. Se non riesco a fare questo, smetto di leggere. Non ho la presunzione di dire che il testo non sia buono, può essere che sia io a trovarmi nel momento sbagliato per leggerlo. Ecco perché assecondo il mio personale stato d’animo.

Scegli una citazione che rappresenti te.

“Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera” (Quasimodo) Può essere banale, ma la trovo così vera.

Scegli una citazione che rappresenti il tuo rapporto con la scrittura.

Non ho presente una frase che sintetizzi plasticamente il mio rapporto con la scrittura. Forse, perché, come tutti i rapporti, è un misto di odio e amore. Scrivo per necessità, per decomporre e ricomporre le mie idee, per ragionare, per sfogarmi, per essere finalmente me stesso. Un rifugio, insomma, che può portare all’isolamento. Ma per uno scrittore, come più in generale per un artista, essere nel mondo è un obbligo, sia per comprendere, sia per comunicare. Ecco, quindi, come lo scrivere, per me, sia un rapporto controverso, composto da forze contrastanti che spingono in direzioni, a volte, divergenti.

Grazie, Jacopo!

Qui trovate il libro

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