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Poesia

INCONSCIAMENTE

In senno suo,
codesta valle,
scevra di lume,
segna in loco
all’ennesimo evo
sospiri ansanti.

Dispiegato appare
lo statico al suolo,
satollo di mali,
che del simil’ente
elude solchi e strazianti fiumi di fallo.

D’illusi,
rinnega ‘l fiato ansimante,
rigetta perenne la trucida lemma
e rimpiange fine in cuor suo
‘l bene sprecato.

Spira d’un soffio di brezza sottile la forra,
siffatto rivanga al passo ‘l disperso ch’ in cerca di lume,
empio innalza ‘l sudicio corpo
e asseta colpi nefasti ai miraggi del senno provento dei mali.

Sorge fittizia la vista,
al grembo a suo tempo
confida la via che percorre in passi aritrosi
in cerca del varco ch’induce l’uscita.

Del braccio di madre rimembra la culla e avanza immaturo di vita,
gattona d’infante ‘ l passo incerto al “sapere”, d’una corsa priva di luce
che spoglia di guida,
appare a se tetra la sua biografia!

Di scaglie di tempo trascende ‘l giudizio che impone al risveglio al clone fittizio
ma permane dal tale ancora lontano.
Del senno porge a suo mondo i suoi passi
di membra lo statico al suolo
ch’inducono ad Egli distante la veglia al suo sonno
e segue ‘l corso nella valle in cerca al maltorto.

Tallino Giuseppe

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