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Narrativa

Il Sole non ci scalda più, Episodio 1: Dal tramonto all’alba

Ho cercato di dimenticare, ma c’è un elemento che non può sparire: il Sole. Ti ricordi quanto ci ha saputo emozionare? Dal tramonto all’alba la sua assenza e noi che l’aspettavamo, ma nel frattempo sapevamo come ingannare l’attesa.
Noi che avevamo un castello fatto di buone intenzioni, ora ho scoperto più fragile di quelli di sabbia, l’ho visto sgretolarsi fino a non restare più nulla. Niente è quello che in te è rimasto, ma come si può cancellare qualcosa che non sta scritto da nessuna parte? I ricordi sono tatuaggi alla mente: puoi non guardarli, ma li porti con te; si possono nascondere anche se non ti lasceranno mai.
Io che non so ignorarli mi trovo in difficoltà: essi spingono lacrime, ma le faccio conoscere solo al cuscino.
La nostra storia sembrava scritta dal Destino: quell’incontro in un tramonto divenne il prologo del mio attuale dolore.
Il lungomare è un posto dove le coppie amano passeggiare. Io ero lì appoggiato ad una ringhiera per scrutare il mare: da sempre farlo aiuta il mio pensiero. Poche auto alle mie spalle passavano: in Inverno diviene quasi un deserto, però da godersi per chi è immerso nella solitudine come lo ero io.
Non mi hai mai raccontato il perché passavi da quella stradina. Il rumore del motore non attirava il mio orecchio: imperterrito era interessato a quello marino. Qualcosa, forse una pietra, ti fece cadere e il tonfo, quello sì, mi fece voltare. Rimase il faro acceso che mi puntava addosso a non farmi notare da lontano il tuo viso. Mi avvicinai per vedere il guidatore come stava, ma in quel momento da salvare c’ero solo io: una volta poggiato il mio sguardo sui tuoi occhi ho firmato un contratto senza vicoli con il sentimento.
Tu imprecavi, senza scendere sul volgare, mentre toglievi il casco. Il viso d’angelo mi fece restare zitto e sembravo più un curioso ché un aiutante.
I tuoi pantaloni bianchi non potevano nascondere la macchia rossa ad altezza ginocchio. Così, senza ancora parlarti, alzai la stoffa e vidi ciò che immaginavo. Alzai il motore e impressionato da quel liquido rosso, che fece diventare pallido il mio viso, ti dissi che ti portavo a farti medicare.
Ognuno immagina una grande storia tra qualcosa di meraviglioso e invece noi eravamo nell’attesa soffocante al pronto soccorso: il nostro turno sembrava non giungere mai.
Eri acida per il fastidio al ginocchio e mi guardavi come se avessi causato io l’incidente. Da come ti comportavi non ci fu nulla di romantico tra noi al primo incontro. Di solito l’inizio si distingue dalla fine per le sensazioni opposte, mentre in te coincidono alla perfezione.
Ero lì, mi batteva il cuore e non sapevo il tuo nome: senza chiedertelo per non sfidare il tuo sguardo iroso.
Eri solamente da odiare, ma sapevo bene che era una maschera: ora l’hai rimessa o mi ero illuso che l’avessi tolta? Le risposte su questo pezzo di carta, a tratti umido per qualche mia goccia salata, non mi potrà dare una risposta.
Passammo dall’alba al tramonto tra camici bianchi e gente sofferente. I miei amici che mi aspettavano ed io ignoravo i loro messaggi. Tutte le mie intenzioni sulla tua anima misteriosa che sembrava impossibile da conoscere.
Il Sole arrivò giusto in tempo per regalarci un’atmosfera che non sfruttammo. L’alba fu il momento in cui ti lasciai andare senza il coraggio di chiederti di rivederci.
Esso non ci scalda più: non scioglie tutta quella neve che ti copre il cuore.

L’ombra

adolphkash22

~The other side of the moon ~Quando il cuore se ne va-parte3

selfieclaire

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