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Narrativa

Il mondo di Sofia

La collina era ancora avvolta da una leggera foschia. Il sole era sorto ormai da tempo, ma non era ancora riuscito a dissolvere la nebbia mattutina. La chiesa di Maria Vergine si trovava ai margini della parte vecchia della città.

Alberto si sedette su una panchina fuori della chiesa. Sofia pensò a che cosa sarebbe successo se qualcuno fosse passato di lì. Era già degno di nota il fatto di essere seduti su una panchina alle otto del mattino, ma era ancora più impressionante essere lì in compagnia di un monaco.

“Sono le otto”, esordì Alberto. “Sono passati all’incirca quattrocento anni da Agostino, e ora comincia il lungo giorno di scuola. Fino alle dieci sono i monasteri a dominare l’insegnamento. Tra le dieci e le undici vengono fondate le prime scuole annesse alle cattedrali e a mezzogiorno le prime università. Vengono costruite anche le prime cattedrali gotiche. Anche questa chiesa fu eretta verso le undici: gli abitanti della città non avevano abbastanza soldi per costruire una cattedrale più grande”.

“Ma non era neanche necessario”, commentò Sofia. “Non c’è niente di peggio di una chiesa vuota”.

“Le cattedrali non furono costruite soltanto per accogliere grandi comunità di fedeli. Furono innalzate in onore di Dio e rappresentano in sé una specie di funzione religiosa. Ma nell’Alto Medioevo avvenne anche qualcos’altro che è di particolare interesse per filosofi come noi”.

“Racconta!”

“L’influenza degli arabi di Spagna”, riprese Alberto, “cominciò allora a farsi sentire”.

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