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Poesia

Il calice e l’amaranto

Incestuoso abbeverarsi…

Il calice e l’amaranto

Mi sembra ancor

di scorgere come incubo

lo sguardo umido

di puledra scorticata,

esile spruzzo di

manichino

-ma troppo caricato negativamente-

triste triste

elettrone perduto.

E vedo avanzare

lo sciagurato bianco

centro di gravità.

Scossa nel tentar

di prendere le distanze.

Riesci a continuare?

Incestuoso abbeverarsi…

Il calice e l’amaranto

Vorresti volare fuori

dalla finestra,

ma la stanza è un cubo

troppo soffocante.

Inizia a stritolare la serpe,

morde via il casto involucro,

religiosi, avidi, sbiancati

capezzoli tesi nella direzione

sbagliata.

Non scorgo soluzione

nei tuoi tremuli occhi

di puledra.

Incestuoso abbeverarsi…

Il calice e l’amaranto

E’ tutto così abbagliantemente

bianco e smorto.

Candido è il lenzuolo

che stropicci e desidereresti

fosse una piccola magia.

Bianco è l’intorno,

è pur bianca la musica

irritante e così sbagliata

all’orecchio.

Mamma ti mangia,

mamma divora tutto,

piccola stupida

puledra.

Incestuoso abbeverarsi…

Il calice e l’amaranto

Blasfemo santo

voluttuoso squalo,

lento e insinuante

è stato eliminar

l’odiata pelliccia,

ma solo il rosso

fiume vicino

placherà la fame.

Incestuoso abbeverarsi…

Il calice e l’amaranto

Confusione di bianche

braccia e tappate

grida.

Il trono bianco

è il tuo obbligo

e pende la condanna,

e pende la lingua

a raccogliere

la pioggia sanguigna.

Chiudiamo il mondo insieme,

Simona: mai più vorrem vedere

il calice!

 

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Matteo Rolleri

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admin

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