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“Da quel week end in poi” di Francesca Marino

Të mallepsenj.
Riuscirà il cosmopolita Michael a capire che cosa significano queste parole in arbëresh che gli sussurra la dolcissima Laura? Perché fino a quel giorno non possiederà la chiave del suo cuore…

da quel weekend in poi

Michael Terzi, prestigioso consulente finanziario, a Cosenza per lavoro, conosce Laura, ragazza di provincia, orgogliosa appartenente alla minoranza etnica albarësh, che lavora come segretaria dal suo cliente. Pur subendo il fascino dell’uomo, lei non si lascia intimorire e reagisce con vigore al suo modo di fare altezzoso. Michael, sempre circondato da donne a cui interessano solo il suo prestigio e il suo denaro, intrigato dalla bellezza e dal carattere di Laura, la invita cena e lei, pur riluttante, si lascia convincere.
Nei giorni successivi il lavoro tiene lontano Michael da Laura. Quando si rivedono, la ragazza è disperata: licenziata senza apparente motivo dall’azienda in cui lavorava, vede il mondo crollarle addosso. Michael la consola e le offre di diventare la sua collaboratrice, ma la situazione sfugge loro di mano e finiscono col fare l’amore.
I due si ripromettono di mantenere, da quel momento in poi, rapporti formali, e presto Laura si trova immersa in una girandola di nuove esperienze.
Tra un viaggio e una consulenza l’affiatamento tra Laura e Michael si consolida; s’instaura un rapporto di lavoro che fa da filo conduttore ad una convivenza molto sopra le righe, che in breve tempo diventa amore. Entrambi, però, negano questo sentimento anche a se stessi, nonostante diventi per loro sempre più difficile mantenere i patti che regolano la loro collaborazione.
E poi arriva il giorno della resa dei conti…

L’AUTRICE

Franca Marino nasce in Calabria, a Frascineto, in provincia di Cosenza, piccolo paese dove vive una minoranza etnica di origine albanese. Sposata e madre di tre figli, si occupa di agricoltura e, nel tempo libero, si dedica alla passione per la scrittura, creando storie che elabora nella mente per poi riportarle sui fogli.
I suoi numerosi scritti ne fanno una delle voci della letteratura arbëresh contemporanea.
Dalla sua terra ha ereditato l’attitudine all’affabulazione, che lei esercita d’istinto, affidando al suo genere preferito, il romanzo, intense trame d’amore, impreziosite dalla magia del piacere e dei sensi.

Autodidatta, non è aliena da reminiscenze umanistiche. Sono le georgiche di Virgilio, insieme al suo lavoro, a legarla alla terra, a darle spunto come imprenditrice agricola che produce olio e vino. Gli umori della terra, le difficoltà a essa connesse, la fatica unita alla sacralità del sudore, la inducono ad affinare i pensieri su cui costruisce le proprie creazioni. Il risultato è quello di conferire ai personaggi spessore, ancorandoli alle trame secondo le linee di quel realismo espressivo diventato peculiarità della sua prosa.

Gli intrecci costruiti su trame sapientemente calibrate, la caratterizzazione psicologica dei personaggi, il dialogo diretto, quasi sempre intessuto di passionalità e mistero, danno all’intrigo amoroso la valenza di un anelito di libertà, mentre l’uso della sessualità ha quasi sempre una connotazione sacra, mai volgare, che legittima il finale in una sorta di catarsi.

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