Skip to content
Consigli per le letture Letteratura Scrittori emergenti

IL FANTASMA DEL FOCOLARE (ovvero: un lavoro socialmente utile, quello della casalinga)

IL FANTASMA DEL FOCOLARE

casalinga
Se c’è una forma di schiavitù mai riconosciuta nella storia, quella delle casalinghe è al primo posto e non perché il loro sacrificio non sia nobile e necessario (nel mio caso anche gratificante) ma perché lo Stato stesso non le riconosce come lavoratrici. Eppure, in Italia, sommando quelle che hanno scelto di dedicarsi alla famiglia e quelle che sono costrette dalla mancanza di lavoro esterno, non si può dire che la loro consistenza numerica sia irrilevante. Lo Stato si ricorda di loro solo quando devono pagare l’assicurazione per le casalinghe e una misera “detrazione d’imposta” sullo stipendio del marito è il “contentino” per le loro prestazioni. Se quella stessa cifra fosse corrisposta ad un qualunque altro lavoratore, si griderebbe al ripristino della schiavitù e invece se si tratta della casalinga, tutto tace, tutto è normale. Il recupero della dignità di una donna dipende anche dalla sua capacità di produrre reddito ma lo Stato non le ha mai concesso un centesimo, con la SCUSA che si tratta di una missione, anche se questa singolare visione è applicata esclusivamente al nostro sesso. Se vogliamo, anche condurre una nazione è una missione, anche fare il medico è una missione e così via, ma non mi risulta che non siano categorie non retribuite…e così…
Mi alzo ogni mattina allo stesso orario, una rapida colazione e poi esco a far la spesa. La mia famiglia è già fuori ed io riordino le camere da letto, lavo il bagno, cucino…ma io non lavoro! Quando rientra mio marito, si ristora con una doccia. Ne avrei bisogno anch’io, ma non ho tempo: devo servirlo a tavola…ma io non lavoro! Mentre pranziamo, lui mi racconta di un suo amico riluttante a versare gli alimenti a sua moglie, casalinga per vent’anni. Si sente derubato da quella “parassita” che potrebbe cercarsi un impiego fuori casa, almeno dopo la separazione. A cosa le serve la laurea? Faccio gentilmente notare al mio consorte (ma, se potessi, lo griderei su un palco, in un anfiteatro) che la signora in questione ha svolto già un lavoro (non retribuito da nessuno e tanto meno da lui col suo misero stipendio) e non c’è bisogno che una donna abbia il doppio lavoro, quasi valesse la metà di un uomo! Non termino la frase perché qualcuno suona al campanello. É mio figlio, ha l’aria stanca. “Quell’architetto pretende la luna, mi ha bocciato il progetto”! Non gli rispondo perché anch’io sono stanca ma non posso dirlo a nessuno…perché non lavoro. Una porta che sbatte: è mia figlia, raggiante. Ce l’ha fatta: avrà quella supplenza! Pranza, con l’aria beata di chi si gusta una notizia. Mi sommerge di dettagli: il suo talento, alla fine, è stato riconosciuto. Guardo, scoraggiata, le mie succulente pietanze. Poche donne cucinano come me, ma un “fantasma” ha scarse probabilità di essere notato…e poi, non lavoro! Una chiave gira nella toppa: è Giacomo, l’ultimo della nidiata. Dimentica addirittura la porta aperta, tanto è entusiasta! :- Ho preso un bel nove tondo tondo in italiano. Sono stato il migliore della classe.-
Potrei ricordargli ch’ero la “leggenda” dell’istituto, in italiano ma penserebbe che lo dico per una forma di frustrazione che, in realtà, non provo. Ho scelto questo ruolo ma mi aspettavo che fosse maggiormente valorizzato anche a livello economico da quello Stato che si riempie la bocca quando definisce la famiglia: “la prima cellula della società”! Io che ne ho tanta cura, vengo trattata al di sotto dei tanti “parassiti” che percepiscono uno stipendio facendo un quarto di quello che faccio io…che non lavoro, comunque. Mio marito dice: – firma qui – . E’ la dichiarazione dei redditi. Leggo:” coniuge a carico”. Sorrido amaramente. Se, chi ha inventato questa formula, si facesse due conti in tasca e pensasse a quanto gli costa una colf all’ora, scriverebbe: “coniuge a carico” accanto al nome di tutti i mariti delle casalinghe. Potrei suggerire anche di assistere a ciò che faccio ogni giorno (mi andrebbe bene pure uno festivo, perché non ho ferie né giorni di riposo)…sebbene io non lavori! E allora cosa chiedo? Di divulgare questa voce “scomoda” e controcorrente perché sono sicura che non sia isolata. Basta con la frase ingiuriosa:” tanto sei casalinga e non lavori”. Sostituiamola con quella più giusta e corretta: “tanto nessuno ti pagherà per quello che fai!”.

Cornetta Maria

L’Autrice sta cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sul lavoro delle casalinghe che, secondo lei, andrebbe retribuito perché non è giusto che una donna dipenda economicamente dal proprio marito quando, invece, svolge un lavoro socialmente utile.

Citazioni di Cornetta Maria

MATURITÀ 2017: IL TESTO DELLA POESIA DI GIORGIO CAPRONI

Carla

Poesie sull’Amore da dedicare o da leggere semplicemente

Carla

Intervista a Gioacchino Savarese

Carla
[]