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Narrativa

“Antony” di Sylvia Kant

Poi, un giorno, Clive portò a Norton Manor la propria splendida consorte.

E Rachel s’innamorò ancora. Perdutamente.

S’innamorò di Livia, s’innamorò dei suoi occhi buoni, del suo sorriso luminoso, dei suoi modi dolci e allegri, s’innamorò dei suoi baci e di quei suoi abbracci improvvisi che la lasciavano senza fiato. Quella splendida coppia aveva, finalmente, portato la gioia e il calore nella sua fredda esistenza di figlia della ricchezza e del potere.

Era sempre stata una bimba gracile e triste, spesso disappetente, ma con l’arrivo dei Barker il suo umore e il suo aspetto migliorarono in modo repentino.

Suo padre Aaron, perennemente preoccupato per la salute della figlia, notò il drastico cambiamento e, seppur controvoglia, chiese ai Barker di occuparsi di lei, visto che la madre rifiutava la piccola e lui era sempre via per lavoro.

Fu così che Rachel cominciò a vivere con i genitori di Antony.

Tornava a Norton Manor solo nel fine settimana. Tornava da suo padre. E, per quei due giorni, lei era sua.

Soltanto sua.

Rachel avrebbe tanto voluto dimostrare a Clive e Livia il proprio affetto, così come faceva con Aaron, ma suo padre glielo proibì duramente.

Le disse che quello era il loro modo, il loro segreto, e che se l’avesse confessato ad altri, non le avrebbe più permesso di vedere i Barker.

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