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Narrativa

Altalena sull’orlo dell’abisso

Mio padre è un insegnante di fisica, quindi molti ragazzi e ragazze della cooperativa, in età scolare, delle scuole superiori, soprattutto, sono venuti spesso a fare ripetizione a casa nostra. La mia cameretta e lo studio paterno si trovano uno accanto all’altro e si gettano, con le loro porte, sul corridoio principale. Chi ha avuto la fortuna di non vivere in queste case di edilizia popolare, non può rendersi conto di un fenomeno molto fastidioso: perfino fare l’amore è una specie di concerto pubblico, riservato, tuttavia, ai pochi fortunati del palazzo! Quindi, siccome al tempo dell’università avevo la cattiva abitudine di studiare leggendo i testi a voce alta, la lezione di mio padre interferiva con la mia, e viceversa, sebbene quest’ultima fosse solitaria. Le mie autolezioni vertevano sul diritto. Col tempo ho capito quanto sarebbe stato bello fare a cambio: le lezioni di fisica al posto di quel noiosissimo diritto; magari accompagnate dalla lettura di uno di quei testi di filosofia che mio padre conservava gelosamente nel suo studio, alla mercé degli sguardi spaventati o persi di molti dei suoi alunni. (…)

Durante il periodo precedente e successivo alle vacanze pasquali, veniva regolarmente a prendere lezioni una bella ragazzina della cooperativa. Nei giorni precedenti alla ricorrenza della resurrezione di Cristo si era abituata alla mia presenza, e io alla sua, nel senso che ella mi sentiva studiare e io sentivo le intelligenti osservazioni che faceva durante le lezioni di mio padre. Tutto sommato una simbiosi non sgradevole, almeno dal mio punto di vista. Le sue lezioni cominciavano quasi sempre quando io stavo già nel pieno del mio studio. Questo particolare, mi ha detto la Vocina, è molto importante da tenere in considerazione.

Se si potesse rinascere

Selene Luise

Fili

nena

Resta anche domani

Stefania Saralli
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