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Narrativa

A pochi centimetri dalla superficie

Capitolo 1:

Garfagnana, 1986

Quando a pomeriggio inoltrato rientrò a casa con la sua bicicletta, nel cortile c’erano auto parcheggiate dappertutto.

Entrò in casa e non trovando nessuno si chiese dove fossero andate tutte quelle persone.

Ispezionate le stanze al piano terreno stava per salire al primo piano, quando udì alcuni rumori simili a battiti provenire dalla porta vicino alle scale, quella che portava in cantina.

Avvicinandosi gli parve anche di sentire delle voci, ma erano lontane e non riuscì a capire bene cosa dicessero.

Non amava andare in cantina, il buio e il freddo gli facevano paura.

Ma era curioso e la curiosità fu più forte della paura. Mise la mano sulla maniglia e lentamente la ruotò.

Alcuni gradini di pietra scendevano fino a un corridoio stretto, dal soffitto basso, illuminato da alcune piccole lampade appese alla parete.

Vedendo che la luce era accesa pensò che qualcuno doveva essere passato da lì.

Facendo attenzione a non fare rumore il bambino scese le scale.

Una corrente d’aria umida gli arrivò addosso e avvertì odore di muffa.

In fondo al corridoio c’era un’altra porta, si avvicinò e accostò l’orecchio: sentì dei passi, poi qualcosa che sbatteva. Sembrava proprio che fossero là dietro.

Si abbassò e guardò nel buco della vecchia serratura arrugginita, ma era buio e non riuscì a distinguere molto.

Pensò che stesse ficcando il naso dove non avrebbe dovuto e il padre gli aveva detto più volte di non disturbarlo quando era di sotto con gli ospiti.

Ma aprì anche quella porta.

Entrò e si trovò davanti alcune scaffalature di legno colme di bottiglie di vino. Il soffitto presentava delle ampie arcate e non c’erano finestre. La stanza aveva l’aspetto di un lungo corridoio ed era illuminata soltanto da una lampadina che ciondolava dal soffitto.

In fondo c’era un’altra piccola rampa di scale che portava a un gelido stanzone dove una volta veniva conservato il cibo: la vecchia ghiacciaia.

Pensò che suo padre e gli ospiti fossero di sotto, ma non voleva farsi vedere.

Avvertì una lieve corrente d’aria provenire da uno scaffale, si avvicinò e notò una luce che filtrava debolmente da una fessura dietro a una bottiglia.

La cantina era stata ricavata in una specie di ballatoio ed era stata divisa dalla ghiacciaia con le scaffalature. Da quella posizione sarebbe riuscito a vedere chiaramente quello che stava accadendo di sotto.

Facendo attenzione a non farsi sentire, tolse la bottiglia polverosa.

E rimase a bocca aperta.

Nella stanza c’era un gruppo di uomini elegantemente vestiti di nero, indossavano tutti una camicia bianca e una cravatta scura. Avevano strani grembiuli chiari legati in vita, sui quali gli sembrò di vedere che vi fossero cucite delle nappe e ricamate alcune figure.

C’erano tre tavoli, disposti su tre lati della stanza. Uno era più grande degli altri e in ognuno sedeva un uomo. Sul lato libero una fila di persone stava in piedi con le braccia lungo i fianchi e le gambe unite.

Sembrava una sorta di cerimonia.

Uno di quelli seduti prese in mano un martello di legno e lo sbatté sul tavolo vicino a un grosso libro aperto.

Il bambino osservò incuriosito l’espressione delle persone presenti. Sembravano in una sorta di trance: nessun movimento fuori posto, non una parola. La compostezza assoluta.

Ebbe la sensazione che fossero come mosse da una volontà soprannaturale. Ebbe quasi paura.

Davanti al tavolo più grande c’erano due uomini, uno dei quali teneva in mano un lungo bastone scuro. Quell’uomo era suo padre.

Lo vide come non l’aveva mai visto prima, aveva lo sguardo concentrato e i movimenti del suo corpo erano quasi innaturali.

L’altro indossava una camicia bianca aperta sul petto, un braccio e un polpaccio erano scoperti e portava una pantofola a un piede.

Ma la cosa che impressionò di più il bambino fu il cappio che aveva intorno al collo.

Sembrava che fosse stato portato al cospetto di una corte, che prima lo avessero torturato e che adesso lo stessero per giudicare.

Il bimbo continuò a guardare trattenendo il respiro, senza fiatare.

Poi l’uomo seduto al tavolo si rivolse a quello svestito, aveva una voce squillante e i suoi occhi s’intravedevano appena dietro gli occhiali rotondi.

«Il pericolo che vi attenderà sino alla fine della vostra esistenza, se violerete il giuramento svelando impropriamente i misteri che vi saranno rivelati, sarà quello di avere la gola tagliata di traverso e la lingua strappata dalla sua radice e sotterrata…»

Non terminò la frase.

Il bambino, nel sistemarsi meglio sulle ginocchia, urtò con il gomito una delle bottiglie sullo scaffale.

La bottiglia iniziò a ruotare, lui fece per fermarla ma ne urtò un’altra, che cadde.

Quando il vetro si frantumò a terra, gli uomini nella stanza alzarono di scatto la testa verso di lui.

Il bambino si ritrasse con il cuore che gli batteva all’impazzata e si ritrovò seduto sul pavimento, accanto alla bottiglia rotta.

Aveva visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere e l’avevano scoperto.

E per quello fu punito.

Dal romanzo “A pochi centimetri dalla superficie” di Giacomo G. Gazzarri

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Maria

Tutto il resto è noia.

Sere

Il Sole non ci scalda più, Episodio 1: Dal tramonto all’alba

GiuseppeParisi
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