Skip to content
Interviste

Intervista a Marco Palumbo

Marco Palumbo è nato a Palermo nel 1964. Conseguita la laurea in Scienze Politiche e la specializzazione in Diritto Regionale, intraprende la carriera nella pubblica amministrazione. In seguito ad esperienze ministeriali in continente, torna definitivamente in Sicilia nel 1996, dove svolge tuttora mansioni dirigenziali presso gli uffici della Regione. È autore del romanzo “La stella mancante”, pubblicato nel 2018 dalla casa editrice “La Zisa” di Palermo.

 

 

 

 

Descriviti con tre aggettivi.
Perfezionista, discontinuo, ironico.

Quanto contano le tue radici in quello che scrivi?
Molto, e non solo quelle geografiche, ma anche quelle familiari. Mio padre insegnava materie letterarie all’Università, ed il fatto di essere siciliano mi ha dato spunto per scrivere alcuni anni fa il mio primo romanzo, “La stella mancante”, immaginando una Sicilia unita agli Stati Uniti d’America come 49^ stella.

Hai pubblicato un e-book, un libro cartaceo o entrambi?
Il mio ultimo romanzo “Fiordiluna” è disponibile su Amazon sia in versione e-book che cartacea.

Da dove nasce il personaggio “Valerio”?
Nasce dal desiderio di esplorare il mondo del giornalismo, nel senso meno nobile del termine, ossia come strumento al servizio del potere, che forma e orienta l’opinione pubblica ad uso e consumo delle classi dominanti. Valerio è un giornalista intellettualmente onesto, incapace di accondiscendere alla linea editoriale del suo giornale. Valerio è anche un gran romanticone, si imbarca in una storia con una ragazza scandinava che lo cambierà per sempre.

Da dove nasce la tua passione per la scrittura?
Nasce dal bisogno di esprimere delle idee, di rappresentare il mio punto di vista su temi importanti e meno importanti del nostro vivere quotidiano. La scrittura mi permette anche di viaggiare con la fantasia, di catapultarmi in luoghi e situazioni suggeriti dal più profondo dell’inconscio. Cerco sempre di ancorare alla realtà le storie che racconto, nel senso che devono essere verosimili, come la sceneggiatura di un film. Con la differenza che con la scrittura si possono descrivere scene complesse nei luoghi più lontani e inaccessibili, che se volessimo trasporre nel grande schermo avrebbero costi non indifferenti. “Fiordiluna” è ambientato in buona parte in Norvegia, dove io non sono mai stato, ma che mi sono sforzato di descrivere studiando luoghi, tradizioni, usi e costumi della popolazione locale. Lo scrittore è per definizione un ricercatore, uno studioso di sé stesso, prima di tutto, ma anche dei mondi vicini e lontani, mosso dalla curiosità e dall’entusiasmo di raggiungere uno traguardo o una destinazione, in poche parole un punto di arrivo.

Qual è il messaggio che vuoi comunicare con la storia di Valerio?
Che ciò che vediamo in televisione e leggiamo sui giornali non sempre corrisponde alla realtà, che esistono più punti di vista e che spesso dietro una notizia c’è l’interesse di qualcuno a descriverla in un certo modo piuttosto che in un altro. In sostanza, che la verità spesso sta oltre l’apparenza, non a caso ho voluto citare all’inizio del romanzo un aforisma di Alexandre Dumas, secondo cui ogni falsità che si cela dietro una maschera prima o poi si riesce a distinguerla dl volto.

Scegli una citazione che rappresenti te e il tuo modo di scrivere.
Diceva Manlio Cecovini che “un buon libro non deve contenere nessun errore, un capolavoro può permettersene qualcuno, perché il capolavoro è fuori dalle regole”. Ecco, di sicuro posso affermare che il mio modo di scrivere è fuori dalle regole, per il resto… lascio giudicare ai lettori.

Hai un luogo speciale in cui ti dedichi alla scrittura?
Il mio computer portatile sta sul tavolo del salotto di casa, al riparo dal disordine in cui i miei figli, poco più che ventenni, mi costringono a vivere. Credo che il disordine mentale e materiale siano due facce della stessa medaglia, e che l’ispirazione nasca anche da un ordine interiore. L’idea creativa nasce anche quando meno te l’aspetti, in genere prendo nota di tutto quello che mi viene in mente e che può essere utile alla storia che sto scrivendo, sul mio cellulare.

Quanto tempo hai impiegato nello scrivere il libro?
Per scrivere “Fiordiluna” ci ho messo diversi anni, infatti la storia è ambientata nel 2015, alla fine della grande crisi economica mondiale, che ha costretto gli Stati europei meno solidi finanziariamente a rinunciare alla propria sovranità monetaria, consegnandola ad una Unione europea che tutto si prefigge, tranne il benessere dei propri cittadini.

Stili una scaletta prima di scrivere o segui l’ispirazione?
I corsi di narratologia e scrittura creativa insegnano l’importanza della progettazione narrativa. Mi piace paragonare la scrittura di un romanzo, o di un racconto, alla progettazione e alla realizzazione di una strada, o di una autostrada, a seconda dei casi. Tutto nasce dal punto di partenza e dal punto di arrivo, il tracciato non è altro che la trama, che tocca questo o quell’argomento – o luogo che dir si voglia – che ci sta a cuore esplorare. È chiaro che, strada facendo ci si può permettere qualunque digressione, a condizione che sia saldo il timone verso la meta che ci siamo prefissi. Per completare la metafora, direi che la segnaletica corrisponde alla punteggiatura, che rende più scorrevole la guida, pardon, la lettura.

Cosa consiglieresti a chi vuole scrivere un libro?
Di seguire prima di tutto dei corsi di scrittura creativa. Tutti sappiamo scrivere, ma scrivere un libro comporta il rispetto di regole che vanno al di là della grammatica e della sintassi. Dall’incipit al finale, dal climax alla caratterizzazione dei personaggi, sono tutti elementi da considerare nella scrittura di un romanzo. Nel caso, invece, di saggi, o manuali professionali, tutto si gioca sulla competenza e sulla padronanza del tema, e sulla capacità di sviluppare un percorso organico e completo.

Qui potete acquistare “Fiordiluna”.

 

Intervista a Paola Mattioli

Temp User

Intervista a Carlo Cavazzuti

Carla

Intervista a Lisa Di Giovanni

Temp User