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Il mostro che ci portiamo dentro

Recensione IL GIOCO DEL SUGGERITORE di D. Carrisi LONGANESI

Il mostro che ci portiamo dentro

Negli ultimi anni, la tecnologia ha avuto uno sviluppo senza precedenti. Tra computer, cellulari e macchine di ogni genere siamo letteralmente sommersi di aggeggi metallici che dovrebbero facilitare il nostro modo di vivere. O almeno così sembra. Perché qualche dubbio in proposito ci sarebbe. Siamo sicuri che tutto questo progresso non finisca per nuocerci, anziché giovarci? Un progresso cosi veloce è davvero un bene per l’umanità? Se dovrebbe facilitarci la vita, può anche proteggerci da noi stessi? A leggere questo libro, direi proprio di no. Nell’ultimo libro di Carrisi, ritroviamo Mila Vasquez, personaggio che abbiamo imparato ad amare in IL SUGGERITORE e L’IPOTESI DEL MALE, che ha lasciato il suo lavoro di cacciatrice degli scomparsi per rifugiarsi con la figlia in campagna, rinunciando alla tecnologia. Ma un atroce delitto la costringe a lasciare il suo eremo. Delitto dietro il quale sembra esserci lo zampino di un videogioco, l’Altrove, che permette alla gente di scatenare le sue più oscure fantasie. Il lettore viene trascinato in un vortice di azione e adrenalina, con dosi massicce di suspense. Non c’è un attimo di calma. Si resta con fiato sospeso nel seguire l’indagine di Mila, e tanta è la foga di risolvere il mistero, che si rimane letteralmente inchiodati alle pagine. Insomma, dopo un qualche libro di qualità non proprio eccellente, sembra che Carrisi stia tornando allo stile impeccabile dei primi romanzi. C’è ancora da perfezionare, ma come ripresa può andare bene. Quel che rimane scolpito nella mente del lettore, sono gli interrogativi e i dubbi che la storia solleva riguardo il progresso tecnologico. A pensarci bene, tutto quello che l’umanità scrive o costruisce non è che uno specchio di quell’ossimoro che è la sua anima. Buona e cattiva allo stesso tempo. La tecnologia dovrebbe avere lo scopo di migliorare la qualità della vita, ma il brutto che c’è in noi può trasformarla in un’arma letale, oserei dire più pericolosa di un ordigno atomico. Per non parlare della conseguenze a cui può portare un esagerazione tecnologica.  A questo punto, viene da chiedersi “che stiamo facendo?” , “ci stiamo evolvendo o regredendo”. La cosa migliore da fare, a mio parere, sarebbe fermare questo mondo frenetico e mettersi un po’ a riflettere su che direzione sta prendendo l’umanità, prima che sia troppo tardi.

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