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Interviste

Intervista a Carlo Cavazzuti

«L’autore è un egocentrico ed esibizionista ladro di idee. […] In summa ritengo che scrivere, come dirigere un’opera teatrale o filmica, sia lo sfogo alla necessità di imporre un proprio punto di vista su una storia e quindi su un piccolo pezzo di Mondo che diventa di esclusiva proprietà dell’autore che lo mostra orgoglioso, in maniera insindacabile e personale, aprendo il “trench” della copertina, del sipario o dei titoli di testa».

Carlo Cavazzuti

Abbiamo intervistato per Voi lo scrittore Carlo Cavazzuti, scoprite cosa ci ha raccontato.

Benvenuto su scritto.io, Carlo! Ti va di raccontare ai lettori cosa si prova a scrivere e quando ti sei accorto di non poterne fare a meno?

L’autore è un egocentrico ed esibizionista ladro di idee. Vado a spiegarmi.

Personalmente sono convinto che scrivere sia una forma velata e alternativa di appagamento egoistico e esibizionistico, una sorta di onanismo psicologico.
Chi scrive lo fa, di solito, per esprimere una propria idea, un concetto che in altro modo non riesce a far percepire, far apparire preponderante una precisa idea personale e farla acquisire da altri tramite la lettura del proprio testo. Almeno per la poesia penso che sia la parte principale della spinta alla scrittura, o almeno così mi dicono i poeti di mia conoscenza.
In summa ritengo che scrivere, come dirigere un’opera teatrale o filmica, sia lo sfogo alla necessità di imporre un proprio punto di vista su una storia e quindi su un piccolo pezzo di Mondo che diventa di esclusiva proprietà dell’autore che lo mostra orgoglioso, in maniera insindacabile e personale, aprendo il “trench” della copertina, del sipario o dei titoli di testa.

Molti, come me, scrivono anche perché gli piace leggere e magari non trovano sugli scaffali ciò che vorrebbero aver tra le mani e si decidono di crearselo da soli e renderlo fruibile ai loro simili.

Magari miscelando stili narrativi, trame personaggi che si è certi ci possano piacere anche solo per il gusto di rileggere le proprie parole. Come sempre c’è una buona dose di presunzione e egocentrismo in questo.

Sono convinto che riuscirei a fare a meno di scrivere, ma tornando al concetto poco fa espresso in ambito onanistico, perché farlo?
Io ho iniziato scrivendo per il teatro e dirigendo una piccola compagnia circa una decina di anni fa e ho scoperto che proprio male non lo facevo. Mi divertiva inventare personaggi, gag e intrecci, il pubblico ha apprezzato e anche la critica e così ho continuato. Ho studiato e preso un master come sceneggiatore intanto che continuavo a lavorare sulla mia prima opera Gladiatoria, poi, quasi trascinato dagli eventi (non avrei mai pensato di andare a scrivere un romanzo e dopo di quello altri) è uscito Jean.

Quando hai deciso di pubblicare e perché?

Se non si vogliono considerare i lavori per il teatro, che si sono resi pubblici in modo diverso da quello della carta stampata, la prima pubblicazione risale al 2015. Un testo estremamente specialistico che decisi di pubblicare perché in primo luogo vedevo per gli addetti ai lavori un’utilità nella mia opera e in secondo punto, ma non meno importate, perché sarebbe stata la prima opera al Mondo a eseguire un lavoro come quello che svolsi per Gladiatoria.

Di cosa tratta il tuo “Jean”?

Jean, il mio romanzo d’esordio, è ambientato principalmente in Francia, da prima della rivoluzione sino alle grandi guerre di coalizione napoleoniche. È un romanzo storico di avventura, la biografia di un contadino piccardo che trasportato dagli eventi diventerà un ufficiale della cavalleria di linea, un rivoluzionario e un comandante delle truppe dell’imperatore Bonaparte. Il tutto accompagnato da amori, delitti, segreti e una buona dose di Storia con i suoi noti personaggi. Ci sono amicizie profonde e indissolubili, battaglie, amori, duelli, affetti e i problemi di una quotidianità ottocentesca che magari ora sembrano un poco superati.
Gladiatoria è tutt’altra cosa. Potrei dire sia un manuale per novelli duellanti. È la traduzione, corredata da una dettagliata analisi comparativa a testi coevi, di un manoscritto tedesco del 1435 circa (Ms. Germ. Quart. 16 per chi volesse ricercare l’originale a Cracovia e non volesse approdare al mio testo) che illustra oltre centocinquanta tecniche di scherma in armatura e non. L’ho trascritto, tradotto e dato analisi schermistica di ogni singola tecnica rapportandola e paragonandola agli altri maestri di scherma che scrissero i loro manuali più o meno negli stessi anni. Era già stata pubblicata una traduzione in inglese da un maestro di scherma americano, ma mai prima vi era stato fatto uno studio tecnico comparativo.

Jean

Ti è capitato di vivere il famoso “blocco dello scrittore”?

Mai capitato. Anzi sono convinto, magari il tempo mi smentirà, che non mi capiterà in futuro.
Quando scrivo, sia per il teatro che la macchina da presa, sia per Gladiatoria, per Jean e le altre opere già scritte che spero saranno pubblicate nel prossimo futuro e quelle che sto scrivendo tendo a preparare molto la stesura: scaletta eventi, personaggi, dati utili sulla cultura e i modi di fare, anche la storia degli ambienti e non ultimo una grande ricerca, se possibile sempre da fonti dirette.
Per fare alcune esempi posso dire che per Gladiatoria ogni singola tecnica che il testo riporta, ed anche quelle che utilizzo per la comparazione, sono state da me provate, assieme ad altri maestri di scherma, almeno un cinquantina di volte ciascuna, per quelle più semplici. Alcune più complesse hanno richiesto mesi di prove ciascuna per essere poi spiegate in un italiano fruibile a tutti. I testi che sono stati usati per le comparazioni li ho studiati a mena dito tanto quanto quello che avevo in analisi.
Solo per la trascrizione, traduzione e le prove ho impiegato un anno e otto mesi. Scriverlo poi è stato il meno.

Per Jean non è stato così terribile, ma ogni singola manovra a cavallo che viene descritta nel libro è stata provata da me assieme a due istruttori di equitazione e una ventina di altre persone in sella.
Stessa cosa per le manovre dei duelli. Ho persino imparato a caricare e sparare con un moschetto francese del 1800. Ho indossato una divisa, purtroppo una replica museale e non un’originale, dei dragoni per capirne la complessità, la pesantezza e l’impaccio che dava nei movimenti.
Ho avuto modo di accedere agli archivi storici e ho letto non so quante lettere di soldati al fronte e le gazzette originali per farmi un’idea di quale fosse realmente la vita dei soldati sotto Napoleone.
Senza parlare dei saggi degli storici moderni.

A quel punto, con tanto materiale alla mano bloccarsi mi è venuto impossibile.

Per inserire poche righe in un’opera che adesso è in mano alla mia agente ho dovuto farmi tradurre e poi leggermi un dizionario di Inuit scritto nel 1700 da un esploratore danese.

Secondo me il segreto sta appunto qui: meticolosa preparazione e ricerca.

Oltre a scrivere, cosa fai nella vita?

Sono un direttore della fotografia, un montatore e un maestro di scherma storica. Insegno e arbitro la scherma sia olimpica che storica. Fornisco consulenza per gli autori, i registi e gli attori in merito alle armi e armature e mi capita di preparare gli attori per i duelli o dare una mano a qualche scrittore nel descriverne qualcuno.

Da lettore, quali libri preferisci?

Leggo molto e di diverso genere. Se stiamo sull’ambito della narrativa preferisco quella storica o fantascientifica e horror, non ho mai apprezzato troppo il fantasy, il procedurale tribunalistico o il noir, anche se ne ho letti parecchi.
Quando li trovo apprezzo moltissimo i testi scritti secoli e secoli fa: Mallory, de Trois, i Fabliaux, le saghe e le liriche dei trovatori o degli scaldi nordici.
Se invece si ci butta nell’ambito saggistico sono un avido lettore sempre in ambito storico, ma anche sociologico.

Scegli una citazione che rappresenti te.

“Io credo nei miracoli Marque, il mio ruolo me lo impone.”

Scegli una citazione che rappresenti il tuo rapporto con la scrittura.

“Mi avete tenuto alla vostra mercé per quindici anni, non farò più ciò che pretendete da me. Per il codice cavalleresco, la vostra vita da questo momento mi appartiene. Ne convenite, vero? E io, semplicemente, vi dichiaro morto. In tutti vostri rapporti con me mi farete il piacere di comportarvi come se foste defunto. Ho subito troppo a lungo il vostro concetto dell’onore. Ora, voi subirete il mio.”

Grazie, Carlo!

Link alla pagina di “Gladiatoria”

Link alla pagina di “Jean”

Buona lettura!

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