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Interviste

Intervista a Renato Ghezzi

“Scrivo perché credo di avere qualcosa da esprimere, per conoscermi, perché mi piace raccontare storie. Scrivo perché è un modo di stare tra la gente. Non credo nello scrittore solitario, ho bisogno del confronto con i colleghi, con i lettori. Vedo la scrittura come un lampo di ispirazione seguito da mesi di fatica. Piacevole, ma fatica”, ci ha raccontato lo scrittore Renato Ghezzi.

renato ghezzi

Benvenuto, Renato! Parlaci brevemente della tua vita: di cosa ti occupi? Cosa sogni? Dove vivi?

Dopo una vita da informatico, ho lasciato tutto un anno fa e ora faccio lo scrittore e l’editor a tempo pieno.

Sogno pecore elettriche e, oltre a quello, di poter vivere della mia attività.

Vivo a Cinisello Balsamo, con il fisico, e con la testa sulle Dolomiti. O in Irlanda. O in Australia. O…

Se ripensi a quando hai cominciato a scrivere, cosa ti viene in mente?

Una gran paura. Ho iniziato una decina di anni fa, in un corso di scrittura creativa. Non sapevo come me la sarei cavata e il fatto di dover buttar giù racconti al volo mi terrorizzava. Pian piano ho preso fiducia, fino a decidere di scrivere sul serio.

Quanti libri hai pubblicato?

Tre. Due raccolte di racconti e un romanzo, “Seconda possibilità”, edito da Le Mezzelane.

seconda possibilità

Di cosa trattano i tuoi libri?

Le due raccolte sono basate sulla mia esperienza nel mondo fatato dell’hockey su ghiaccio. Il romanzo è più complesso. Tratta di un ragazzo, ebreo americano, che scopre quasi per caso dei segreti di famiglia. Inizia una ricerca che lo porta a scoprire le sue vere origini e anche se stesso. C’è molta ricerca storica, dentro, in particolare sulla Germania degli anni ’30.

Ci racconti da dove nasce la tua ispirazione?

Mi ispiro alla realtà. Mi piace che nelle mie storie ci sia un fondo di vita vissuta. Per esempio, il romanzo è ispirato sulla vera storia di Rudi Ball, l’unico ebreo che giocò per la nazionale tedesca nelle olimpiadi invernali del 1936, in pieno nazismo. Era un hockeista, naturalmente. Non vi dico di più, per lasciarvi la curiosità.

Scegli una citazione che rappresenti te.

Un mio amico mi definì “irrequieto tranquillo” e credo avesse ragione. Mi piace fare le cose con calma, ritengo di trasmettere un senso di sicurezza a chi mi sta vicino ma, allo stesso tempo, non so stare fermo e vivo una continua ricerca di cambiamento. Come lasciare il lavoro per scrivere a tempo pieno.

Scegli una citazione che rappresenti il tuo rapporto con la scrittura.

Questa è difficile. Scrivo perché credo di avere qualcosa da esprimere, per conoscermi, perché mi piace raccontare storie. Scrivo perché è un modo di stare tra la gente. Non credo nello scrittore solitario, ho bisogno del confronto con i colleghi, con i lettori. Vedo la scrittura come un lampo di ispirazione seguito da mesi di fatica. Piacevole, ma fatica.

Grazie, Renato!

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Maggiori info su “Seconda possibilità”

Buona lettura!

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