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Intervista a Thomas Melis

“Scrivere significa utilizzare una risorsa in più. Attraverso questa pratica riesco a esprimere concetti complessi che non sarei grado di formulare altrettanto efficacemente con la lingua parlata. È una possibilità in più: un’arma segreta”.

È tutta per Voi questa intervista allo scrittore Thomas Melis.

thomas melisBenvenuto, Thomas! Ci descrivi la figura di Calisto, protagonista del tuo libro?

“Calisto è il protagonista di A un passo dalla vita, il romanzo noir con cui ho esordito il 24 ottobre del 2014, ripubblicato in una nuova edizione proprio quest’anno, per celebrare quarto anniversario dell’uscita. Calisto è un ragazzo meridionale, dotato di un’intelligenza superiore alla media, di grandi capacità, ma anche di un lato scuro che lo spingerà a partecipare a un’impresa criminale molto pericolosa, che mette insieme grandi organizzazioni italiane e narcotrafficanti internazionali. Calisto è il simbolo della reazione violenta e sbagliata di una generazione a cui era stato promesso il paradiso del benessere ma a cui è toccato un inferno di disoccupazione, precarietà e mancanza di futuro.”

 

Racconti di una generazione, quella di ragazzi nati negli anni ’80, in balia delle proprie debolezze e dei propri vizi. Cosa vedi nei ragazzi della nostra società?

“Partendo dal presupposto che questo libro è stato immaginato una decina di anni fa, appena esplose la grande recessione del settembre 2008. Per cui, in qualche modo, rappresenta un mondo che è parzialmente cambiato nel frattempo, e che lo ha fatto in peggio, se possibile. Quella generazione si era formata in un contesto irragionevolmente ottimista, a causa della grande vittoria del capitalismo degli anni ‘90 sul sistema socialista che aveva governato metà del globo dalla fine della seconda guerra mondiale. Il benessere sembrava garantito a tutti, grazie alla globalizzazione. Le ideologie erano definitivamente morte, e l’impegno politico appariva come qualcosa di superato. Passata la sbornia si è invece capito che la globalizzazione e il liberismo non erano la panacea di tutti i mali, ma che stavano distruggendo un sistema sociale che fino allora aveva funzionato. A partire dagli anni ‘80 gli ideali e la pedagogia politica che avevano cresciuto le vecchie generazioni erano stati sostituiti dal materialismo più sfrenato e dall’adorazione per le apparenze e per la ricchezza più improduttiva. I giovani sono stati vittime di questo sistema sociale ipocrita, ma allo stesso modo lo hanno alimentano e rinforzano. I social network, poi, hanno dato il colpo di grazia alla logica della società in cui si è vissuto a partire dal Dopoguerra. Negli anni ‘90 sono spariti gli ideali, nella seconda decade del ventunesimo secolo l’essere ignoranti ha smesso di essere una vergogna per diventare un vanto. È questo sviluppo, apparentemente inaspettato, non potrà che portare  altro male.”

 

Hai pubblicato altri libri?

“Ad aprile di quest’anno è uscito Nessuno è intoccabile, il mio secondo romanzo. Si tratta di una storia ambientata in Sardegna, che racconta del tragico incontro tra i personaggi di due famiglie malavitose, in guerra tra loro, con un gruppo di politici e notabili interessati a mettere in piedi un gigantesco progetto di speculazione immobiliare lungo un tratto di costa non ancora deturpato dall’uomo. È un lavoro che unisce l’interpretazione dei codici arcaici della mia terra, alla nuova realtà dell’economia criminale che si va sviluppando soprattutto nelle aree di crisi dell’interno, nella Sardegna più profonda.”

a un passo dalla vitaTi è capitato di vivere il famoso “blocco dello scrittore”?

“Per ragioni legate alle mie attività professionali ho dovuto imparare dei metodi per combatterlo efficacemente, quindi non mi ha mai realmente fermato. Lavorando con la scrittura, e avendo delle scadenze da rispettare, è stato necessario produrre testi in condizioni limite, di  stanchezza o mancanza di ispirazione. Le deadline ti impongono di superare quel tipo di difficoltà per non ostacolare il lavoro del team. Inoltre i testi migliori vengono spesso creati proprio quando con lo sforzo e la disciplina si batte quello che sembra essere il famoso blocco”.

Oltre a scrivere, cosa fai nella vita?

“Mi occupo di copywriting per agenzie attive nel settore della produzione di contenuti web. È proprio questa attività che mi porta a combattere con il blocco dello scrittore e a doverlo vincere. Gestisco anche un’attività commerciale e, quando capita, tengo dei corsi di marketing e comunicazione”.

 

Da lettore, quali libri preferisci?

“Sono un amante dei noir e cerco di studiare le opere migliori di questo genere. Tra i miei autori preferiti ci sono tanti italiani, Giancarlo De Cataldo in particolare, ma anche Gianrico Carofiglio, Luigi Romolo Carrino e Romano De Marco. Mi piacciono anche scrittori che non appartengono strettamente al noir, come il collettivo Wu Ming, Vanni Santoni, Giuseppe Culicchia o il mio conterraneo Marcello Fois. Tra gli stranieri mi piace Don Wislow, uno dei più grandi esponenti del noir statunitense, ma leggo tantissimi saggi sulla storia, l’economia e il mondo della finanza”.

Scegli una citazione che rappresenti te.

“Beh, non so se mi rappresenta ma la apprezzo molto. È di Bukowski: «Umanità, mi stai sul cazzo da sempre. Ecco il mio motto».

 

Cosa è per te la scrittura?

“Scrivere significa utilizzare una risorsa in più. Attraverso questa pratica riesco a esprimere concetti complessi che non sarei grado di formulare altrettanto efficacemente con la lingua parlata. È una possibilità in più: un’arma segreta”.

 

 

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Grazie, Thomas!

A Voi tutti, buona lettura!

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