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Interviste

INTERVISTA AD ANDREA MORETTI

Laureato in sociologia, con una tesi incentrata sulla relazione tra arte e mercato globale, insegue e sostanzia la sua passione per la scrittura partecipando, nel tempo, a varie attività: ha tenuto laboratori di scrittura creativa presso una onlus che si occupava della riabilitazione dei detenuti; ha scritto per il teatro e per una rivista di cinema, arrivando finalista in vari concorsi letterari. Nato a Roma il 20 aprile del 1990, ma stabilitosi da tempo in Abruzzo, sta definendo, al momento, il suo percorso professionale nel difficile mondo del precariato. Purple cat -15 aprile 2020 – è la sua prima pubblicazione.

BENVENUTO!!

Oltre a scrivere, cosa fai nella vita?
Sono un neolaureato e, come tutti i neolaureati della mia generazione, mi divido, al momento, tra una moltitudine di lavoretti precari e la preparazione di concorsi pubblici.

Quanti libri leggi in un anno?
Con grande sacrifico e ritaglio parsimonioso di tempo, dieci-undici libri l’anno. Credo sia necessario per chiunque decida di scrivere. Ammetto che da studente avevo più tempo: adesso devo approfittare dei momenti liberi.
La persona che ha creduto di più in te?
Sia la mia ragazza che la mia famiglia mi hanno sempre spalleggiato e sostenuto nella mia attività di scrittura e nella ricerca di una casa editrice che credesse nel mio lavoro. Tuttavia, anche i miei amici, e gli scrittori con i quali ho sviluppato contatti, avendo avuto la fortuna di conoscerli alle presentazioni, non sono stati da meno.
Com’è nato il tuo libro e come hai scelto il titolo?
Il mio libro nasce dall’idea di sviluppare una raccolta di racconti che riuscissero a far riflettere sulle difficoltà vissute, oggigiorno, dalle nuove generazioni, ricorrendo, spesse volte, a elementi surreali e ispirati all’iconografia horror. Il titolo Purple cat è un riferimento a uno dei racconti più rappresentativi della raccolta; ed è stato scelto anche perché, prima della pubblicazione, avevo già in mente la copertina con un gatto minimale, viola luminescente, su uno sfondo nero lucido, discussa già con un mio amico artista grafico, che si è offerto di realizzarla.
Quante copie del tuo libro hai mandato alle case editrici prima di farti pubblicare?
Svariate, lo ammetto. Inizialmente ho ricevuto soltanto proposte a pagamento. In alcuni casi, proposte gratuite ma che si basavano, in verità, su un crowdfunding piuttosto subdolo e pretenzioso. Alla fine, come desideravo da sin troppo tempo, sono riuscito a trovare una casa editrice completamente free.
Di cosa tratta il libro?
Nove racconti dalle sfumature horror e noir che avrebbero come fine quello di offrire spunti di riflessione rispetto alle difficoltà del mondo contemporaneo. Al suo interno, diversi riferimenti a vari fatti di cronaca recente e attuale e aspetti della nostra società: attentati jihadisti, precariato, Blue Whale Challenge, amore liquido, reddito di cittadinanza. Vi troverete anche due racconti ispirati all’epidemia da Covid-19 che stiamo vivendo in questo momento, al fine di far riflettere il lettore su questa grave emergenza. Su internet, sono già disponibili diverse recensioni e segnalazioni, oltre che svariati video e interviste.

Quando scrivi pensi mai “speriamo che non legga … mia madre, mia sorella, la mia ex”?
Considerando i miei temi, ed essendo una persona piuttosto provocatoria, in realtà spero sempre che lo leggano tutti.
Qual è lo scrittore che ti ispira di più, e perché?
Difficile rispondere. Ve n’è sicuramente più di uno. Henry Miller e Yukio Mishima sono, però, quelli che hanno inciso più fortemente sulla mia formazione.
Cosa ne pensi degli influencer che scrivono libri?
Se hanno talento, passione e volontà di esprimere qualcosa, che lo scrivano pure. Se uno ha qualcosa da dire, non conta certo cosa faccia nella vita. Ci sono un sacco di intellettuali vuoti che, anche se diffondono cultura e non lavoravano come influencer, scrivono libri di plastica soltanto per vendere e lusingare il loro ego.
Piccole case editrici indipendenti o note case editrici, e perché?
Ormai le grandi editrici sono tutte in mano a una sola persona. Se veramente vogliamo delle voci nuove, e uno svecchiamento delle vecchie categorie narrative, dobbiamo investire sulle piccole realtà editoriali in cerca di penne alternative. L’Italia sta attraversando un grave momento di decadimento culturale e nuove prospettive potrebbero rimettere in moto qualcosa.

 

GRAZIE

Intervista a cura di Elita Di Girolamo

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