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Interviste

INTERVISTA A FRANCESCO BORDI

Francesco Bordi vive nella scrittura ormai da tempo. Prima un master in editoria ed una Laurea in Lingue Orientali impreziosita dalla permanenza a Parigi durante la tesi, poi il lavoro in diverse case editrici e gli scritti da ghost-writer: sono queste le basi del suo cammino artistico. Responsabile del sito Culturalismi.com, autore di mini-racconti con lo pseudonimo di Tasto Nero sulla pagina Facebook Il Pianoforte Letterario, è stato editore autonomo per circa tre anni. Quei dannati sedici nodi è il suo secondo romanzo, il seguito ideale del libro d’esordio Non è tutta colpa del pipistrello pubblicato nel 2016 e all’origine dei personaggi a cui ha dato vita dal momento in cui ha scelto l’anagramma del suo nome e cognome, Fabien C. Droscor. Un sequel strutturato in modo da poter essere letto anche da chi non ha mai incontrato le vicende del primo libro.

BENVENUTO!!!

Presentati ai lettori di scritto.io in una frase.
Buongiorno a tutti i gentili lettori.
Sono Francesco Bordi, alias Fabien C. Droscor (anagramma del mio nome e cognome). Amo lettura e scrittura. Vivo con una volpe rossa che nessuno vede, l’importante è che la veda io.
Oltre a scrivere, cosa fai nella vita?
Attualmente sto cambiando lavoro. Fino a pochissimo tempo fa, lavoravo in un punto vendita all’interno di una stazione metropolitana di Roma, ma da agosto mi troverete dietro alla cassa di una tabaccheria in zona E.U.R., sempre nella capitale. Prima di queste esperienze mi sono laureato in lingue orientali, ho ottenuto il titolo di cultore della materia presso la cattedra di letteratura cinese moderna e contemporanea, Facoltà di Studi Orientali della Sapienza, ho frequentato corsi di specializzazione in editoria, ho collaborato con molte case editrici e sono stato, a mia volta, editore autonomo di e-book per circa tre anni. Dal 2010 gestisco un sito di attualità letteraria, anche se il tempo che vi posso dedicare è sempre meno: Culturalismi.com

In che momento della giornata preferisci scrivere?
L’ideale sarebbe sempre scrivere in tarda serata e ricontrollare ciò che si è prodotto la mattina del giorno seguente, ma per far questo bisogna fare i conti con elementi del quotidiano quali lavoro, pasti da preparare, casa da sistemare, visite mediche, questioni burocratiche (e pensate che io non ho nemmeno figli!). Quindi mi ritrovo, come la maggior parte di noi, a scrivere quando mi è possibile. Negli ultimi anni produco maggiormente la notte oppure la mattina presto e ricontrollo tutto quanto circa ad ogni capitolo ultimato.
Preferiresti un no sincero o un sì a fin di bene?
Preferirei la verità, ma si tratta di un valore che spesso viene aggirato, soprattutto nell’ambito di una certa editoria, a vantaggio di altri aspetti. La variabile più frequente circa il lavoro proposto non è se merita o non merita la pubblicazione, ma se è in grado di vendere a prescindere dalla validità dei contenuti, ma questa è storia vecchia e noiosa. Ad ogni modo la replica più frequente nel settore non è il dualismo “sì” e “no”, ma il silenzio.
Da lettore, quali libri preferisci?
Adoro la letteratura francese classica: Dumas (père), Proust e Stendhal sopra tutti. Mi divertono moltissimo gli scrittori statunitensi contemporanei votati al sarcasmo e mi piacciono davvero tanto alcuni autori asiatici come il vivente Mo Yan ed il classicissimo Tanizaki. Quanto agli italiani stimo Andrea Vitali per la sua grande capacità di collegare i capitoli dei suoi romanzi in maniera estremamente fluida ed accattivante, ma mi piace molto anche lo stile “da strada” di Lorenzo Mazzoni.
Ovviamente la lista sarebbe lunghissima, ma ho optato per i primi esempi di genere e per i primissimi autori che hanno gentilmente lasciato il loro segno sui fogli ruvidi del mio encefalo appena ho terminato di leggere la domanda.
Ultimo libro letto?
Letti e finiti più o meno contemporaneamente: “Stoner” di John Williams, “Lolito” di Ben Brooks e “Lolita” di Vladimir Nabokov.
Che libro regaleresti a un amico?
Il libro che regalo più spesso è “Viviamo in Acqua” di Jess Walter. Una raccolta di mini-racconti tristemente ironici e veritieri dell’America contemporanea. Trovo che l’autore possegga un’adorabile arte di indossare il disagio.

Di cosa trattano in genere i tuoi libri?
Mi piace scrivere storie che scavano in profondità nella psiche ma che poi, mi dice giustamente la critica, hanno anche una forte impronta giallista. In sostanza posso dire di dar vita a dei noir d’introspezione.
Il mio romanzo d’esordio “Non è tutta colpa del pipistrello” era ambientato in gran parte in una Parigi appariscente, elegante ma non estranea alla malavita. Il noir successivo dal titolo “Quei dannati sedici nodi” si svolge invece, per più di metà della sua lunghezza, fra le calette della spettacolare Isola del Giglio di fronte alle coste toscane. In entrambi i casi ho lavorato moltissimo sulla caratterizzazione dei personaggi cercando di renderli reali il più possibile. In tal senso non mi è dispiaciuto ricorrere ad alcune sequenze in lingua francese nel primo caso ed al dialetto toscano a proposito dei “Dannati”. Per quanto riguarda invece i racconti brevi antecedenti alle due pubblicazioni lo stile era più intimista e puntavo soprattutto su due elementi: lo spunto alla riflessione ed il colpo di scena finale che quasi sempre tendeva a ribaltare completamente lo stato iniziale.
Com’è nato il tuo libro e come hai scelto il titolo?
“Quei dannati sedici nodi” nasce da un atto d’amore verso una piccola terra emersa che ho frequentato fin da piccolissimo. Ho visto l’Isola del Giglio prima dalla tenda di un campeggio, poi dal secondo o terzo piano di un albergo, poi da varie case in affitto. Inserirla nella mia vicenda era quasi un’esigenza più che una scelta stilistica. La scelta del titolo è stata faticosa, ma il risultato finale mi ha soddisfatto perché tutta la vicenda gira intorno alle mille sfumature di una piccola parola: i “nodi”. Più in generale questi “Dannati” si configurano come un seguito ideale di una vicenda iniziata con il titolo precedente. Sebbene abbia strutturato il libro in modo tale che potesse essere letto anche in maniera autonoma, rimane il fatto che “Non è tutta colpa del pipistrello” e “Quei dannati sedici nodi” sono i primi due capitoli di una trilogia che troverà il suo epilogo nel terzo volume sperando che possa vedere luce ed uscire in libreria tra fine del 2021 e l’inizio del 2022, ma spetta sempre all’editore l’ultima parola.
Di cosa tratta il libro?
Centonovantacinque chili possono tuffarsi da una nave nel Tirreno senza conseguenze? Bruno Leonetti non sarà più lo stesso. Uscito dall’ospedale il tecnico della Peach decide improvvisamente di stabilirsi sull’Isola del Giglio da dove era salpato, ma la scelta desta sospetti fra i familiari e non solo. L’incidente ha smosso verità che renderanno inevitabile l’intervento dell’Arma, anche se in una modalità “inusuale”. L’investigazione passerà attraverso un dipinto di Simone Martini, una sigla anni ’70 ed un verso dell’Orlando Furioso. Impossibile placare la rabbia durante l’inchiesta perché la tragedia del 2016 non sarebbe mai accaduta se non fosse stato per QUEI DANNATI SEDICI NODI.

Quando scrivi pensi mai “speriamo che non legga … mia madre, mia sorella, la mia ex”.
A volte mi capita.
Il mio imbarazzo nasce da due considerazioni.
Una è dettata dal pudore: una madre, un padre o altri parenti possono accettare con difficoltà che un autore “della famiglia” possa parlare liberamente di varie sfumature sessuali (anche piuttosto spinte) attraverso i suoi personaggi così come non è facile affrontare con disinvoltura il delicato percorso delle devianze mentali o patologiche sapendo che tua madre o tua sorella stanno in finestra ad osservarti. In sostanza le posizioni durante i rapporti sessuali e le descrizioni delle attività morbose di psicopatici ed assassini mal si combinano con l’immagine con cui normalmente si rapportano i familiari. (A volte mia madre mi chiama Ciccio! E non è l’unico dei miei “nickname”!).
L’atra riflessione risiede nel fatto che alcuni personaggi che vai delineando nella scrittura traggono le proprie basi dalla vita reale e quindi dalle persone reali. Peccato che non sempre gli amici, le amiche i conoscenti ed i parenti e le ex sono contenti di aver ispirato quella caratterizzazione. Va sempre spiegato infatti che su quella base poi ogni autore svolge un lavoro con cui taglia, aggiunge, sminuzza unisce e sfuma. Tuttavia, spesso, nemmeno questa spiegazione risulta convincente. Risultato: alcuni sorridono contenti, altri mantengono il muso. Io, però, in questo senso sono piuttosto onesto e quindi dichiaro sempre se c’è una base reale da cui sono partito, nel bene e nel male.

Progetti personali futuri?
Beh, il mio prossimo obiettivo è concludere la trilogia iniziata nel “lontano” 2015. Poi credo che mi dedicherò ad un thriller vecchio stile. Più in là ci sarebbe anche un altro progetto, ma direi che è davvero troppo presto anche solamente per iniziare a parlarne.
Un saluto ai lettori di scritto.io
Intanto, mentre rifletto sui progetti futuri, ringrazio i responsabili del sito “Scritto.io” per lo spazio che mi hanno concesso ed ancora auguro a voi, che ci state seguendo, delle buone buonissime letture a prescinder da tutto: dal covid (infame dall’1 al 19), dal caldo, dalla crisi e dai soldi. Una buona lettura può costare anche un euro e può davvero aiutarci a raddrizzare la giornata: questo è già un buon punto di partenza.

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