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Interviste

INTERTERVISTA A CINZIA PERRONE

Cinzia Perrone è nata a Napoli nel giugno del 1973. Laureata in Giurisprudenza. Nel 2008, approda a Jesi, nelle Marche, in provincia di Ancona, dove attualmente vive con il marito e la figlia di quattordici anni. Ha trovato la sua dimensione nella scrittura, antica passione mai sopita. Ha pubblicato ad aprile 2017 il suo romanzo di esordio con la Montedit editore, “Mai via da te”, e successivamente una silloge poetica nella collana Adeef di Eracle edizioni, dal titolo “Capelli al vento”. Sempre nel 2017, nel mese di novembre pubblica il suo secondo romanzo, “L’inatteso” con Del Bucchia Editore. Un ruolo importante nella sua vita è svolto anche dal volontariato, infatti è socia-donatrice dell’Avis di Jesi, facendosi portatrice, insieme ad un gruppo di altri soci-collaboratori, del messaggio di solidarietà insito nella donazione del sangue, attraverso una campagna divulgativa nelle scuole. Nel 2018 pubblica con la Lfa pubblisher una raccolta di racconti e poesie dal titolo “Annotazioni a margine”, dove trovano spazio anche alcuni riflessioni personali. Con quest’ultimo romanzo, torna ad un suo modello di romanzo da sempre preferito: il romanzo di formazione.

BENVENUTA!

Quanto contano le tue radici in quello che scrivi?
Le mie radici contano tanto e non solo nella mia vita di scrittrice. Parto dal presupposto che secondo me uno scrittore debba scrivere di cose a lui ben note, cose che gli siano vicino e che può descrivere bene; tranne alcune eccezioni per le quali mi documento in vari modi, nei miei romanzi sono quasi sempre presenti ambientazioni che conosco. Ad esempio in questo mio ultimo romanzo ci sono alcuni capitoli ambientati a Ischia, un luogo del cuore per me, e forse anche gli stessi nomi dei miei personaggi sono pescati dal mio retaggio culturale.
A chi dedichi la tua opera?
Questo romanzo nello specifico l’ho dedicato a mia figlia, proprio perché è un romanzo di formazione che vede come protagonista un ragazzino con tutte le sue problematiche legate all’adolescenza e alla crescita. In generale scrivo per me stessa ma anche per arrivare agli altri, quindi ogni riga è dedicata a un potenziale lettore.
Cosa preferisci vicino a te: un’animale o una pianta?
A dire il vero nella mia vita da otto anni c’è un cane, adottato sempre per il desiderio di una bambina desiderosa di coccole; ora non ti nascondo che mentre scrivo al computer mi si accoccola spesso vicino ed io spesso con disinvoltura gli faccio una carezza sulla testa. Così ci scambiamo energia a vicenda.
Se ripensi a quando hai cominciato a scrivere, cosa ti viene in mente?
Credo di aver sempre avuto un’attitudine per la scrittura, forse anche per la mia timidezza, che con gli anni ho cercato di superare, ma che in giovane età a volte mi paralizzava. Allora quale mezzo migliore della scrittura per esprimere tutto quello che hai dentro e solo così riesci a tirare fuori. Ricordo così una commedia scritta in quinta elementare, il giornalino delle scuole medie e le poesie e i racconti scritti in un diario al liceo.
Alcuni scrittori sono metodici, rileggono spesso i loro lavori altri invece scrivono di getto, tu che tipo di autore sei?
Un pò l’uno e un pò l’altro; nel senso che esistono delle fasi che hanno bisogno di metodo e di ricerca e altre meno. Ad esempio l’intuizione di una trama è senz’altro frutto dell’ispirazione, e allora la appunti di getto, ma nello svilupparla io credo che bisogna usare un certo metodo. Metodi che si acquisiscono con l’allenamento e con continue letture, da cui si possono acquisire molti e utili insegnamenti.
Di cosa trattano in genere i tuoi libri?
In genere i miei libri traggono ispirazione dalla realtà, mi piace di raccontare cose in cui le persone possano immedesimarsi, sentirsi coinvolti, affezionarsi ad uno o più personaggi. La realtà offre tanto alla letteratura e viceversa. Nelle storie semplici a volte si cela qualcosa di prezioso e spesso offrono spunti per grandi tematiche, come quello dell’adolescenza in questo mio ultimo romanzo. Ora mi sto cimentando in un genere un po’ diverso, surreale ma sempre partendo da una base veritiera. Credo molto nell’evolversi nella scrittura e soprattutto nell’essere più versatile possibile.


Quale lettore speri di raggiungere?
Nello specifico con questo ultimo romanzo spero tanto di poter raggiungere anche un folto gruppo di ragazzi, oltre agli adulti, proprio perché il libro cerca di esaminare il mondo degli adolescenti anche nel rapportarsi agli adulti. Poi idealmente, essendo dedicato a una specifica adolescente, è un po’ come se fosse dedicato a tutti loro.
Una frase per salutare i lettori di scritto.io!
Visto che il mio libro parla dell’importanza delle proprie passioni in cui bisogna sempre credere, cito una frase di Modigliani: Il tuo unico dovere è di salvare i tuoi sogni, io aggiungerei poi loro salveranno te.

 

 

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