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Letteratura Narrativa Recensioni

Posseduti da sè stessi

Recensione NEL BUIO DELLA MENTE di P. Tremblay Nord

Posseduti da sé stessi

“Ah quante colpe fanno i mortali agli dei!

Da noi dicon essi che vengono i mali, ma invece

Pei loro folli delitti contro il dovuto han dolori”

 

Nell’accingermi a scrivere la presente recensione, mi sono tornati in mente questi tre versi dell’Odissea, alcuni dei più belli e significativi dell’intero poema.

Ne ho già parlato in altri pezzi, ma è giusto ribadirlo anche qui: ogni essere umano ha un mostro che gli dorme dentro. Ogni essere umano, infatti, non è né buono né cattivo, ma ha dentro sia angeli che demoni. Ciò che ci determina come persone è quale creatura scegliamo di svegliare e quale, invece, tenere sopita. Il problema è che ben pochi accettano questa verità e il più delle volte preferiscono imputare ad entità superiore il male che proviene dalla loro stessa anima.

Al di là dell’esistenza o meno di esseri superiori, che non interessa questa riflessione, quel che preme qui sottolineare è il fatto che l’essere umano, pur di non fare lo sforzo di accettare una realtà che non gli piace o che, comunque, va al di là della sua comprensione, si lascia accecare da illusioni, spesso molto pericolose, che promettono l’impossibile, finendo così per peggiorare la situazione.

Ciò è particolarmente evidente quando entra in gioco la follia, come avviene nel libro che mi accingo a recensire.

La trama è incentrata sulla vicenda di una famiglia americana in cui la figlia maggiore si ammala di un grave disturbo mentale e il padre, fervente cattolico, si mette in testa che la ragazzina non sia malata ma posseduta dal demonio, tanto da farla sottoporre a un esorcismo e, come se non bastasse, regalare la tragedia familiare a un reality show.

Vista così la storia potrebbe sembrare anacronistica, visti i progressi della scienza, eppure l’autore, con un perfetto gioco di incastri, uno stile scorrevole e il sapiente uso della suspense, il tutto corredato da dati oggettivi presi dalla vita reale, riesce a dar forma ad un romanzo perfettamente incesellato all’epoca attuale, rendendosi perfettamente credibile agli occhi del lettore, il quale viene come catturato da un mulinello e trascinato nell’orrore di casa Barret, dal quale non c’è via d’uscita, se non arrivando alla fine del libro.

Quel che più mi ha colpita è come l’autore, uomo, sia riuscito a calarsi alla perfezione in un personaggio femminile, facendolo parlare in prima persona. Non molti scrittori sono capaci di parlare attraverso un personaggio di sesso opposto e il fatto che lui ci sia riuscito evidenzia ancora di più la sua bravura.

Un vero genio del male.

 

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