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Intervista ad Antonella Salottolo

Non saprei dire quando ho cominciato a scrivere… si è trattato più che altro di un crescendo. Ho iniziato a inventare storie e fiabe sin da piccina. Ricordo che in seconda elementare chiesi alla Befana una macchina da scrivere. L’Olivetti che aveva mio nonno per me era un oggetto fatato: mi piaceva il suono dei tasti, l’odore dell’inchiostro e l’idea che con quello strano marchingegno potesse aiutare a non far perdere nessun dettaglio delle favole che avevo in mente. Ho cominciato così a mettere giù le mie idee“, ha raccontato la scrittrice Antonella Salottolo.

Antonella Salottolo

Benvenuta, Antonella! Parlaci brevemente della tua vita: di cosa ti occupi? Cosa sogni? Dove vivi?

Lavoro nell’ambito della comunicazione sul web. Mi occupo principalmente di copywriting.

Scrivo testi per siti, blog e social media e mi occupo di tutti i contenuti e le attività che possono essere utili per promuovere e far conoscere le aziende in rete. Mi sono avvicinata e specializzata in marketing, per caso, grazie a un master che ho frequentato dopo la laurea in tutt’altro settore. Mai avrei pensato di ritrovarmi a studiare statistica. Dopo la maturità classica, infatti, mi sono laureata in filosofia. Sono contenta di aver seguito la mia passione e aver studiato il pensiero dei grandi della storia e aver poi affrontato tutt’altri temi che, però mi hanno permesso di approfondire l’evoluzione del linguaggio e dei meccanismi comunicativi.

Amo il mare, i  viaggi, la buona tavola e la cultura orientale, in particolare il reiki e naturalmente scrivere. Il mio sogno è quello di potermi dedicare alla scrittura di romanzi e fiabe a tempo pieno.

Sono napoletana. Amo la mia città e tutte le sue contraddizioni. In particolare la sua confusione, la vicinanza al mare, la cucina e il clima.

Se ripensi a quando hai cominciato a scrivere, cosa ti viene in mente?

Non saprei dire quando ho cominciato a scrivere… si è trattato più che altro di un crescendo. Ho iniziato a inventare storie e fiabe sin da piccina. Ricordo che in seconda elementare chiesi alla Befana una macchina da scrivere. L’Olivetti che aveva mio nonno per me era un oggetto fatato: mi piaceva il suono dei tasti, l’odore dell’inchiostro e l’idea che con quello strano marchingegno potesse aiutare a non far perdere nessun dettaglio delle favole che avevo in mente. Ho cominciato così a mettere giù le mie idee. Ho proseguito poi inventando storie per le mie cuginette più piccole, lavorando al giornale della scuola, partecipando a diversi concorsi fino ad arrivare alla mia prima pubblicazione. L’importante per me era ed è poter leggere e scrivere: perdermi tra i libri e la mia immaginazione.

Quanti libri hai pubblicato?

Soltanto uno: “Il fuoco, il vento e l’immaginazione”.

Mentre aspettavo il mio piccolo Andrea sono dovuta stare per molti mesi a letto e per allontanare le preoccupazioni ho cominciato a scrivere questo romanzo. Ho deciso di pubblicarlo per dedicarlo a lui. Sono molto legata a questo romanzo, un po’ perché è il mio primo libro pubblicato e un po’ per il momento particolare della mia vita in cui è nato.

Di cosa trattano i tuoi libri?

“Il fuoco, il vento e l’immaginazione” è un libro molto articolato. È un puzzle che prende forma piano piano grazie alla comparsa di diversi manoscritti. Vi sono racconti di viaggio, storie che si snodano tra i vagoni di un treno, ricette e aneddoti culinari e legati alla gastronomia, miti, leggende, fiabe per adulti e per bambini e addirittura a un certo punto una storia dal carattere noir.

Al suo interno c’è veramente di tutto, tutto il mio mondo: i miei interessi, le mie passioni, la mia città. La storia e i personaggi, però hanno ancora altro da dire, infatti, sto già lavorando a un secondo libro.

Ci racconti da dove nasce la tua ispirazione?

Dalla vita di tutti i giorni. Da quello che cattura la mia attenzione girando per la città e viaggiando. Trovo l’ispirazione nei libri che leggo, nei film che vedo… Prendo spunto da ciò che mi accade o mi viene raccontato.

Scegli una citazione che rappresenti te.

«Immaginiamo dei marinai che, in mare aperto, stiano modificando la loro goffa imbarcazione da una forma circolare ad una più̀ affusolata. Per trasformare lo scafo della loro nave essi fanno uso di travi alla deriva assieme a travi della vecchia struttura. Ma non possono mettere la nave in bacino per ricostruirla da capo. Durante il loro lavoro essi stanno sulla vecchia struttura e lottano contro violenti fortunali e onde tempestose… Questo è il nostro destino» di Otto Neurath

«Non ti arrendere mai. Di solito è l’ultima chiave del mazzo quella che apre la porta» Paulo Coelho

Scegli una citazione che rappresenti il tuo rapporto con la scrittura

«Vivo interamente della mia immaginazione, dipendo interamente dai capricci del mio pensiero, che viene quando vuole, mentre cammino, mentre sto seduta, e queste cose si agitano nella mia mente e fanno un teatro continuo, che è la mia felicità» Virginia Woolf.

Grazie, Antonella!

Qui un approfondimento sul libro

Pagina dedicata al libro qui

Buona lettura!

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