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Consigli per le letture Letteratura Scritti di vita quotidiana di Alice Santambrogio Scrittori emergenti

LUCE

Tesa, seduta sulla sua poltrona, rileggeva le pagine da lei scritte poco tempo prima. L’aria fuori era fresca; pensava. Sulla scrivania davanti al muro c’erano fogli sparsi, libri aperti, altri, semichiusi altri ancora chiusi. La polvere, pensava, la farò domani.
Nella sua malinconica ma attesa solitudine Laura scriveva.
Scriveva sulla vita, cercava un senso, cercava, invano, un modo per non pensare alla sua vita.
Le foglie fuori facevano un rumore d’ottobre, il profumo, entrava dalla finestra semiaperta della stanza, dove lei, Laura, si allietava di questo spiffero, piacevole e delicato.
Hai fame vero Leo?Il gatto, le girava intorno da un po’ ; non sapeva quanto da quanto fosse in quella stanza. La scrittura, diceva spesso, la porta via come quando si guarda il mare; l’infinito piacere che porta via il tempo.

Vorrei proprio sapere che diavolo sta facendo quella la; niente, non fa niente! se ne sta chiusa per ore, in silenzio! Dio solo sa che… Leopoldo! Amore, hai fame vero? Quella disgraziata non ti da mai retta da quando.. Ah! Su su, vieni qui tesoro!
La mamma di Laura era come tutte le altre mamme: speciale, premurosa ma soprattutto ansiosa. Laura aveva gia passato i trenta e nella sua vita, a parer suo, aveva fatto poco.
Brava ragazza, aveva studiato, lavoricchiato e aveva amato; aveva tutto perfetto per la mamma, ma per qualche strano motivo non era felice. O per lo meno, non rideva. La sua risata, stupenda e ricca, l’aveva persa già da un anno, per un motivo o per l’altro si rinchiudeva nella sua stanza e ogni tanto usciva, mangiava qualcosa, faceva delle passeggiate e nient’altro. Leggeva. Leggeva tantissimo.

“Un giorno la vita mi ha stupito, tanto, troppo, mi ha preso al punto tale che io stesso sono stata incapace di vivere. Io l’amo al punto tale che vorrei far capire quanto è preziosa e bella e terribile la nostra esistenza. È un sole negli occhi che ti acceca per la troppa bellezza ma è anche un caldo che ti uccide in un istante….”
Laura con un gesto frettoloso e quasi meccanico, accartocciò il foglio appena scritto e si alzo di scatto dalla sedia. Non ne poteva più. Uscì dalla stanza, prese il soprabito sopra la sedia, salutò senza nemmeno guardare la madre e prese a camminare.
Respirò profondamente l’aria fresca, buona, pungente.
Aveva bisogno di camminare. Ultimamente passeggiava tra le vie di e si ritrovava sempre nello stesso punto, i pensieri a volte l’accompagnavano a volte la distruggevano, a volte non li aveva.

Viaggiava, viaggiava sempre con la mente, a volte di giorno e volte capitava anche di notte, quando il sonno tardava ad arrivare; non aveva paura, non aveva paura di nulla se non di se stessa.

Mamma.

Figliola.

Vuoi sapere perche non riesco a fare più nulla?
Si, figliola, te ne prego. Rispose la madre con un fil di voce.
La vita..
La vita cosa Laura? ..non dirmi che vuoi farla finita! Ti prego no, non è la soluz..
No mamma, tranquilla.
Respiro profondo, il più profondo che mai Federica potesse fare in tutta la sua vita.
Il mare mamma.
Il mare, figliola, cosa c’entra ora il mare?
Il mare, le montagne, la neve, tutto.
Figliola, ora non riesco proprio a capire di che parli.
La Bellezza.

Silenzio.

La Bellezza, l’immensità che ti prende e ti fa sentire inadatto in questo mondo, la bellezza che porta via tutta l’importanza che credi di avere.

La bellezza, mamma.
Tutto ciò che vedi, tutto ciò che ti circonda; gli odori, i sapori, la sete di vita. La conoscenza, l’ignoranza.luce

Una luce che attraversò le foglie fragili dell’albero. Una luce strana, forte che arrivava dritta in faccia; seduta sulla panchina, respirò profondamente e assaporò ancora la vita. Sentì tutto, il rumore delle foglie, il profumo dell’erba, l’odore di casa, il sentore di minestra che arrivava da una finestra. Il chiacchiericcio della gente, i sorrisi, i visi stanchi. Sentiva di nuovo tutto.

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