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Narrativa

È lì che scrivo

È lì che scrivo.
Tra il faro difforme e straziato che è la luna, lungamente protettrice di anime inquiete,ed il soverchiante e plumbeo silenzio del tempo.Assidera,cristallizza,svilisce ciò che resta della memoria appiattendo i ricordi e rubando loro la vividezza per lasciare spazio a rami spezzati,voci irragiungibili,censura sociale che sfocia in violenza.Si insinua nei corridoi più illuminati,nelle sale d’albergo più costose,nei vestiti preziosi e nei gioielli rilucenti;in tutto ciò che sembra essere,o potrebbe diventarlo,imperituro e munifico.Asserzione simbolo della verità e della fiducia nella bellezza.
In esse si finisce per riportare l’ovvio,o il nulla assoluto,nascondendo quanto buffa,contraddittoria,marcia e bigotta possa essere.Affinché il gelo possa gettare luce sui templi di civiltà tanto idolatrata,costruiti laddove un tempo sorgevano i fiori dell’essenza.
Ma il tempo si insinua anche tra le mie umili e lacrimate pagine,corrodendo le parole che riporto negli istanti immobili e deliranti tra una trappola e l’altra.Incombe,spingendomi a scrivere ben oltre il desiderio che ho di possederlo.Diventa un ossessione.Un inganno della mente nella speranza di sopravvivere all’inverno della memoria,ergendo le parole come baluardo non di una inciviltà immonda in perenne e bieca lotta per il predominio temporale ma della fragile ed intima anima umana.
Appare,tra le lettere,un portone di legno massiccio quanto frastagliato,che trasfigura i fogli riportandoli nell’oblio del multiforme inchiostro nero.Invalicabile,presenta alle mie dita una superficie sconnessa e quasi intagliata.Una corteccia ferita inserita nell’animo di chi fugge.O di chi spera di restare con parole che non siano altrui.
È lì che scrivo.

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