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Poesia

Homo oeconomicus

Pendo

Dal filo delle cose inutili.

Molto in pericolo:

il filo può spezzarsi

da un momento all’altro.

Ondeggio

sospesa sull’asfalto grigio

delle opinioni non richieste

dei cliché preconfezionati

e delle categorie universali.

Osservo:

appesa al filo

tutto è più fragile,

uomini, cose, relazioni,

persino il Mondo.

Sarà la distanza

sarà il vuoto sotto i piedi

sarà la precarietà 

di questo vento che mi fa ondeggiare.

Dondolo:

Altissima probabilità

di finire intrappolata

nei giudizi semplici e nelle verità assolute

nelle file per i saldi,

in un negozio affollato il 24 dicembre.

Panico

perché il filo sembra spezzarsi:

rimbalzerò sull’indifferenza collettiva

e sarò inghiottita

dalla frenesia dell’homo oeconomicus.

L’individualismo non lascia scampo.

Allora compriamo qualcosa

uno smalto

una penna

un libro da non leggere

un telefono nuovo

un pupazzo a forma di gatto.

Compriamo qualcosa,

va bene anche il negozio dei cinesi:

la qualità non conta,

basta che si riempiano i vuoti

e che sia messa a tacere

questa assurda follia

 di cercare un senso.

Aspetto ancora qui:

Oscillo

aggrappata al filo dei deisideri

che durano il tempo di uno spot 

e mi chiedo 

quali siano le leggi economiche

sul mercato della felicità

e se l’offerta sarà mai sufficiente.

Però ora andiamo,

compriamoci qualcosa,

non importa cosa,

basta solo desiderare tutto

per non sentire più

l’eco insopportabile del nulla.

 

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