Scrittoio
Poesia

La sfera

 

Annaspando

nell’aria nera senza fine

ci capita di afferrare, quasi per miracolo

la palla remota della nostra

apoteosi.

Le dita ridono, e gli occhi,

le unghie euforiche allo sperato

tocco rigenerante.

Si amalgamano le cesure del tempo

in un mix a noi familiare:

il tempo putrefatto non è stato mai

sembra stridere la voce colorata

delle nostre anime.

Ma capita poi che il nostro cranio così vivo

diventi, d’un colpo, ombra ineluttabile,

e la sfera a noi cara, indistinguibile

dalla nera aria senza fine.

La tua mano reggeva il mondo

liquido, infinito,

in cui ci tuffavamo senza più riconoscerci.

Giacchè ritirasti l’infiniverso dall’esistenza,

e te ne andasti con la bocca cucita e incomprensibile,

non ci resta ormai che scucire un po’ questo

reticolato immobile

di aria nera senza fine.

Come si rimpara a vorticare?

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