Scrittoio
Narrativa

Lei era pronta.

Stava finendo.
Non parlava della fine di qualcosa di bello, quello era già finito da mesi. Non aveva fatto altro che distruggersi per tutto quel tempo. Bere. Fumare. Bere. Fumare. I neuroni probabilmente erano tutti bruciati e non sapeva manco più se avesse ancora un fegato. Da quando l’avevano spezzata, tradita, umiliata, gradualmente s’era continuata a distruggersi da sola. Per non pensare. Per non ricordare. Cercava solo di stare bene. E se la strada per non pensare più era quella dell’autodistruzione, lei non s’era fatta scrupoli a intraprenderla. C’era stato il nero, solo il nero fino a quel momento. Nessuna sfumatura. Anzi, a volte, se possibile, le sembrava che quel nero diventasse più scuro.
Eppure adesso stava accadendo qualcosa. Tutto quel dolore stava finendo.
Forse finalmente stava uscendo da quel tunnel, forse aveva sofferto abbastanza. Vedeva qualcosa, vedeva la luce. E non una lucetta flebile, una piccola speranza che ti incoraggia a tirare avanti. No. Era uscito di nuovo il sole. E quel sole sembrava splendere forte, sembrava voler vivere e lottare e godere e amare.
Era tempo di rialzarsi. Si dice che una volta che ti spezzano il cuore, dopo saranno solo graffi. Così la testa china era di nuovo alta, così risaliva di nuovo in superficie, così era di nuovo in piedi ed era anche più forte di prima. Si sentiva quasi indistruttibile. Pronta al rischio. Pronta, di nuovo, ad amare.
Così, quando quel tipo che al primo sguardo l’aveva capita (e forse un po’ amata) le chiese il numero, le chiese di ridere, le chiese di vivere, lei era pronta.

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